COME BAMBINI DICIAMO PAPA’

COME BAMBINI DICIAMO PAPA’

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Carissimi fedeli,

certamente una delle esperienze umane più significative è quella del passaggio dell’infante dal mutismo alla parola, dal suono indecifrabile alla parola per eccellenza, quella di mamma o di papà; si apre un universo intero nel cuore del papà o della mamma prima che del bambino stesso: essi toccano il cielo con un dito e non riescono a non comunicarlo a tutti! Si passa così da una comunicazione implicita ad una esplicita, che permette all’infante di passare da un mondo di isolamento, almeno parzialmente forzato ad una relazione in cui impara gradatamente a conoscere la sicurezza e la fiducia che gli danno queste figure.

Io non sono riuscito, carissimi e carissime, a trovare una immagine più  bella per commentare plasticamente la Parola di questa diciassettesima Domenica del tempo ordinario e per comunicarvi quello che vedo essere per me il suo messaggio di fondo: la preghiera come dono di Dio e dono dello Spirito, che solo ci può far entrare nel mistero della relazione d’amore Figlio-Padre; questa ultima ci favorisce nel conoscere che in tutta la nostra vita, in ogni suo passaggio ed in ogni istante del suo tempo il nostro io non è isolato, ma grazie alla preghiera veniamo educati a stare, parlare, lasciarci parlare e condurre per mano, nonché siamo provocati, sfidati ed amati, amiamo e siamo perdonati dal Tu Divino, che fa bella e piena la nostra vita; invece in quella delle persone egoiste e soprattutto egocentriche, capaci cioè soltanto di centrare la loro esistenza ed ogni loro interesse intorno alla propria persona, in realtà spiritualmente questo passaggio non è mai avvenuto e questi riescono a dire continuamente, alla Pierino, soltanto Io, Io, Io, un Io tanto grande e gridato così ad alta voce, che tante volte dà solo fastidio agli altri e assurge a volte anche al grado di falso dio, pretendendo solo spazio ed ascolto, tanto da generare personalità distorte e dai tratti dittatoriali.

La preghiera quindi non è affatto quella delle parole, ma è la vita stessa di Dio in noi, con il Battesimo la preghiera è Cristo in noi, è veramente Cristo che prega dentro di noi e parla o ascolta la voce del Padre dentro di noi, ponendoci dolcemente ma anche severamente di fronte al Padre: da Lui ci lasciamo amare come siamo, lasciamo che Lui ci parli e ci conduca sulle sue vie, che non sono affatto le nostre e quindi la preghiera è veramente una grande maestra, perché ci conduce a percorrere quelle strade che noi mai avremmo percorso ed ascoltare quelle parole che noi non vorremmo ascoltare. Per quanto comunque impegnativa sia questa via la riteniamo benedetta perché ci impedisce di essere chiusi ed egocentrici, superbi ed autonomi dal disegno di Dio su di noi: cosa significa dire Padre! Comprendiamo almeno poco poco quale valore e sostanza di significato ha dire Padre come lo dice Gesù! Non ci sono solo io sulla terra, non posso vivere per me stesso, non ha senso vivere per me, sono chiamato ad aprirmi al Padre, alla grandezza della sua Bellezza e alla potenza del suo disegno d’Amore; in Lui poi trovo gli altri come fratelli e sorelle, non nemici ed avversari, ma dono suo per me, perché mi ama, ponendomi in un posto-cielo di servizio.

E’ proprio vero che anche noi potremmo fare la stessa esperienza di Francesco di Assisi che del Padre nostro ad una sfida fraterna in convento riuscì a dire solo “Padre”! Della preghiera, carissimi e carissime, io cercherò soltanto di balbettare qualche altro aspetto, che particolarmente mi ha colpito: la preghiera fiduciosa dei figli, come quella di Abramo, quasi “converte” sempre più il cuore del Padre verso la Misericordia e lo spinge a quelle sponde di Compassione e di Benevolenza e di Perdono, che Egli stesso forse pensava di non dover raggiungere; quanto è importante questa preghiera! Anche di pochi, anche di piccole comunità, come sono a volte oggi le nostre nella Chiesa; questa preghiera perciò io la trovo quanto mai attuale, e mi dona una iniezione di fiducia,  perché Dio è proprio come ogni papà e mamma, contenti di perdonare un figlio, certamente facendo prima loro a perdonare che lui a chiederlo, tante volte  misteriosamente accorgendosene solo da un gemito inespresso. L’esperienza di Abramo mi spinge a dire: impariamo sempre di più a non contare quanti siamo nella Chiesa, esaminiamoci non dal numero, ma solo se assomigliamo almeno un poco poco al giusto Gesù e per quanti prodigi di Misericordia possiamo intercedere, quante Grazie possiamo ricevere ora ed anche dopo!

Quanti nostri amici in cielo oggi ci ottengono questi favori divini, per i cui meriti noi otteniamo da Dio Misericordia. Io sono polvere e cenere proclama Abramo: quando la preghiera è vera e ci mette al cospetto di Dio non possiamo fare altro che raccogliere questa verità sulla nostra vera identità e togliamo da noi tutte quelle false vestigia che ci portano a credere falsamente che noi forse siamo qualcuno: guai a noi se per caso pensiamo così. Semplicemente vuol dire che ancora non abbiamo imparato a pregare!

Don Luigi

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27 luglio 2019, gregorio-de-stefano