GESU’, UN BIMBO CHE SI DIVERTE!

GESU’, UN BIMBO CHE SI DIVERTE!

Condividi su:   Facebook Twitter Google

Carissimi fedeli,

ho forte l’impressione, ascoltando con voi i brani di Vangelo di Domenica scorsa e di oggi, che Gesù tanto si sia “divertito” a scompaginare i piani dei suoi discepoli e a ”sparigliare” le loro carte sul tavolo, anche quelli sistemati con tanta fatica; Gesù mi sembra assomigliare tanto a quei fanciulli vivaci che, quando entrano in una stanza ben ordinata dalla mamma, hanno bisogno di poco tempo per mettere tutto a soqquadro e disordinare l’ordine. Ma l’opera di questo Bimbo-Maestro non finisce qui, perché Egli poi con tanta pazienza, seduto insieme ai suoi amici, lavora per ricostruire un’ordine nuovo, diverso dal precedente, impegnandosi con certosina capacità a rimettere i componenti del puzzle scompigliati in posti diversi, ma comunque espressivi di un capolavoro inedito ed impensato.

Da bambini tutti abbiamo giocato con i componenti delle famose “costruzioni” Lego; ebbene così Gesù sconvolge e poi ricostruisce nel cuore e nella mente dei discepoli i posti delle loro “costruzioni” Lego. Poveri discepoli mi verrebbe umanamente da dire! La scuola del Maestro Gesù in Cattedra non è stata affatto agevole e superficiale! Egli non ne fa passare una per buona! E’ pronto sempre a correggere con la matita rossa o con un bel “impreparato” gli errori gravi delle interrogazioni o dei compiti dei suoi discepoli, soprattutto quando si affrontano determinate materie “caratterizzanti” il cristianesimo, come quelle che affronta oggi il Vangelo e che riguardano i primi o gli ultimi posti nella società, il servire o l’asservire i fratelli e le sorelle, il nascondersi o il pavoneggiarsi per l’opera compiuta, in soldoni”: l’umiltà o la superbia della vita!

Diciamola qualche volta in più questa parola, che sembra essere diventata una specie di meteora anche nelle nostre predicazioni, l’umiltà, soprattutto nell’epoca degli incontri-eventi, del protagonismo appariscente, dell’egocentrismo-calamita. L’umiltà va a scontrarsi con queste tendenze di oggi, che io riscontro presenti anche all’interno della Chiesa e della liturgia e da cui facciamo bene a guardarci; attenzione anche alla falsa umiltà, che è sinonima di chi, con tale scusante, mai prende una iniziativa positiva e costruttiva: l’albero della vera umiltà affonda tutte le sue radici nella Misericordia Infinita di Dio, per cui ogni frutto buono che cresce su di esso e che gli altri colgono e mangiano, trovandoli gustosi, ha solo in quelle radici il suo motivo d’essere, riconoscendo però che anche le radici necessitano di fusti e di rami, conduttori di linfa vitale fino ai frutti pieni di energie salutari. Queste pagine di Vangelo perciò ci pongono nella predisposizione del cuore di sapere che, stare dietro Gesù, comporta la disponibilità a lasciarsi scompaginare non i capelli o ciò che comunque riguarda l’aspetto esteriore, ma i criteri fondamentali di vita e di scelta.

Per Lui “conta” ciò e chi per il mondo non ha valore, per Lui non ha valore quello e chi per il mondo “conta”! Mi viene in mente e nel cuore un’immagine che mi ha accompagnato in questa settimana: potremmo dire che “l’esercito” degli amici di Gesù è composto solo da tanti asinelli che, come loro caratteristica, lavorano sodo e pesante secondo le indicazioni del padrone, ricevendo in cambio semplicemente quello che necessitano per il loro vitto, senza mai ricevere applausi o premi speciali o prime scene su giornali o in teatro. Tra i suoi operai Egli non gradisce “pavoni”, gente cioè che cerca solo di essere notata, lodata, applaudita e premiata; a noi, come suoi amici, spetta scegliere se appartenere a questo Suo gruppo-esercito di soli asini o preferire altri posti e altri gruppi del mondo e non di Gesù, dove trovare spazio per stendere le nostre penne e pavoneggiarci. Ponendo al centro dei suoi abbracci e del suo affetto un bambino che, nella società di quel tempo, non contava quasi nulla, Gesù ci stimola fortemente a crescere nella virtù teologale della Fede; se vogliamo essere bambini nelle braccia del Papà del cielo, che è il Dio di Gesù Cristo, siamo chiamati a crescere nella Fiducia di stare tra le sue braccia, accoccolati e accarezzati, perché amati veramente, anche quando abbiamo tanto l’impressione di stare “lì lì” per cadere rovinosamente.

don Luigi, servo vostro

Condividi su:   Facebook Twitter Google
22 settembre 2018, gregorio-de-stefano