Gli strani voti del Professore

Gli strani voti del Professore

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Carissimi fedeli,

innanzitutto chiedo perdono a Gesù se mi sono permesso di ridurre al rango di “professore” il Maestro, ma questa Parola odierna mi ha fatto ritornare alla mente quelle esperienze che un poco tutti avremo fatto a scuola, quando abbiamo cominciato ad accorgerci o a pensare che i nostri professori o per simpatie umane o per altri motivi ancora più gravi, compivano gravi ingiustizie nel concedere voti per interrogazioni e compiti, creando tensioni anche tra di noi alunni.

Volendo infatti “ridurre in soldoni” il comportamento del Maestro sulla Cattedra del Tempio, a me è sembrato che abbia dato un bel 10 e lode alla vedova innominata, seppure avesse donato solo due spiccioli e un misero e striminzito 4 a tutti quei ricchi, che invece di monete ne avevano donato ben più di due, certamente molte; insieme a loro il Maestro “si è permesso” di dare 4 anche agli scribi, con motivazione: comportamento spinto solo da apparenza! Ma “Chi dà la licenza” a questo sfrontato e irrispettoso professore! Ma forse non conosce bene la matematica e perciò non sa far bene i conti, ecco il motivo! …O forse agli occhi suoi non conta ciò che conta per gli uomini!
I ricchi infatti nel Tempio certamente venivano lodati e onorati per le loro grandi offerte, in realtà il superfluo, mentre gli scribi per la loro affettata ed ostentata sapienza! Addirittura Gesù Maestro, senza nessun tipo di vergogna o di remora, si permette di far salire sulla Cattedra quella povera vedova e dice a noi che questa donna, indifesa e spesso umiliata, è come una grande maestra di vita, perchè lei senza essere per nulla notata e lodata, nascosta, silenziosa, con occhi bassi e con un poco di vergogna anche, ha dato tutto quanto aveva per vivere, senza riservarsi nulla per sé. Una vedova, povera, nostra maestra, al fianco del Maestro! Agli occhi di Gesù quindi è importante che noi diamo tutto, proprio tutto, poco o molto, non importa in termini matematici, solo in termini cordiali e affettuosi, e inoltre che noi diamo con profondità di amore quel poco o nulla che siamo, che sappiamo fare o che abbiamo, come capacità e possibilità.

Importante è che diamo non per essere lodati e notati dagli uomini e che, se anche gli uomini mai si accorgono che stiamo donando tanto, noi, custodendo l’amicizia preziosa con Gesù e con il Padre Suo, perseveriamo nel dare con generosità: Lui sempre ci vede e ci premia; in termini spirituali si dice: custodiamo e coltiviamo la vita nascosta con Dio! Quante volte infatti nelle nostre famiglie e nelle nostre parrocchie abbandoniamo un servizio generoso, perchè pensiamo che nessuno ci ringrazi o si accorga semplicemente di noi, oppure rinfacciamo agli altri, magari chi è preposto alla guida, di non essersi mai accorto di noi e dell’opera straordinaria compiuta. Meglio ancora, benedizioni su benedizioni, premi umani, no, Premi celesti, si! Allunghiamo la nostra vita spirituale, non appiattiamoci sul presente, non guardiamo o vantiamo solo premi di quaggiù, affacciamoci con il cuore già alla finestra di lassù, dove i nostri nomi sono scritti nelle palme delle Mani di Dio Padre. Ma, domanda: il Signore vuole proprio tutto quanto, veramente vuole che non ci conserviamo niente per noi? E’ veramente “un professore” così esigente?

E’ una lotta interiore forte, quella che ci vede impegnati a non riprenderci quello che un giorno Gli abbiamo donato generosamente e spontaneamente, nel fuoco dell’innamoramento giovanile dello Spirito, con le promesse del sacerdozio, della vita consacrata o del matrimonio; inoltre il nostro Maestro in Cattedra mai storce il naso se, a volte, alla sera della giornata o di una esperienza di servizio familiare o apostolico o sull’altare, nella partecipazione alla S.Messa o altro ancora, possiamo offrirGli niente altro che il nostro… niente, “al massimo il nostro minimo”, i nostri limiti, i nostri desideri di bene incompiuti, … i nostri peccati!

Abbiamo vergogna di offrirglieLi? “Il professore” guarda dall’altra parte se Gli offriamo proprio tutto e Gli diciamo: io sono questi, Signore e non altro, non un Santo come Tu ti aspetti! Ricordo ancora la lezione ginnasiale, nella quale un mio compagno, solo per aver detto con candore ad un nostro insegnante che non era preparato per l’interrogazione, perchè il pomeriggio precedente non aveva avuto voglia di studiare, il docente ci dettò un bella paginetta di stima alla sincerità e alla spontaneità nella relazione reciproca. E con Dio non vogliamo essere sinceri? E… possiamo mai nascondere qualcosa a Lui?

don Luigi, servitore vostro

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10 novembre 2018, gregorio-de-stefano