IL COLPO DEL FUORICLASSE

IL COLPO DEL FUORICLASSE

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Carissimi fedeli,

oggi accettate questa paginetta con tutti i limiti che la caratterizzano, perché nonostante tutta la buona volontà e la preparazione che comunque c’è stata, alla fine veramente ho avuto pochissimo tempo per prepararla; sento però che è bello scrivere almeno qualcosa e tenere vivo questo canale di comunicazione che ormai, per Grazia di Dio, abbiamo stabilito: settimanalmente ci permette di crescere insieme, radunati idealmente tutti intorno allo stesso Ambone della Parola, che come dono di Dio ci raggiunge e ci cambia il cuore.

Scrivo solo quel che sento: mi sono accorto che soprattutto il Vangelo della Domenica di Pasqua è caratterizzato da un fremito irresistibile e da un impulso irrefrenabile di vita che attraversa il cuore e l’esistenza dei personaggi, che perciò corrono. Quando abbiamo studiato ci hanno insegnato che ci possono essere degli insetti che mordono e che spingono le vittime a correre freneticamente e inconsapevolmente; ancora, la nostra società è caratterizzata certamente da una corsa vorticosa che sembra coinvolgere un po’ tutti; è così anche per il Vangelo? Possiamo scrivere che Pietro o Maria Maddalena siano stati morsi da una zanzara particolare e che li spinge a correre o siano le prime vittime di una frenesia nevrotica e compulsiva? Capite bene che non c’è niente di tutto questo, ma questi nostri grandi amici e modelli ci dicono che tutta la terra alle prime ore dell’alba di Pasqua è stata attraversata da una notizia inaspettata e sconvolgente che l’ha spinta verso l’alto, che l’ha portata verso orizzonti inattesi, che ha spalancato a tutta l’umanità le porte della vita, quella vera, quella di Dio in noi: l’inferno è vinto, la morte è stata ingoiata, il peccato che ci schiacciava è stato cancellato, l’uomo è stato liberato, è libero per sempre, le porte del Paradiso sono aperte, la morte non può farci più paura, la vita eterna ci è stata comunicata, l’uomo unito a Cristo è divenuto immortale, la Grazia ci è stata donata a fiumi dal costato di Cristo.

Perché temere? Perché essere tristi ancora? Perché disperarci e piangere? Allora la gioia è il motore della corsa dei protagonisti del Vangelo, essi corrono di gioia, perché stavano vedendo che l’incredibile si stava realizzando per la Potenza irresistibile del braccio di Dio; la Pasqua è la prodezza di Dio, è il colpo del fuoriclasse che non ti aspetti e che ti spiazza, davanti al quale rimani a bocca aperta e dici: oh! Che meraviglia!

La Pasqua è il nuovo della storia, è il libro della storia che, strappato, viene ricucito e la storia continua, donandoci pagine di vita diverse, che mai si concludono. La Pasqua è la lettura diversa di Dio sulla storia, perché Egli la legge capovolta e la vede a partire dalla pagina aperta dell’eternità e ci dice che le vicende anche  tristi e dolorose di questo mondo non sono le ultime notizie e che dentro questa storia il male è dato solo dal peccato.

don Luigi, servitore vostro

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20 aprile 2019, gregorio-de-stefano