IL MAESTRO BALLERINO DETTA I RITMI

IL MAESTRO BALLERINO DETTA I RITMI

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Carissimi fedeli,

oggi non voglio sembrare irriverente verso la Parola, ma sin dal primo istante che l’ho ascoltata, ho avuto in mente la scena che almeno qualche volta abbiamo tutti vissuto, quando siamo andati a ballare o a danzare: quella di chi guardando un leader, un capo ballare si sente spinto ad imitarne i gesti; mi sembra che questo capiti soprattutto con i ritmi delle canzoni latino-americane. Capite bene che io non presumo affatto parlare di danza, ma se in realtà leggiamo bene la prima lettura mi sembra proprio di vedere un intero popolo, il popolo di Dio, finalmente tornato nella sua terra, quella promessa, dopo l’esperienza dell’esilio, muoversi, alzarsi, inginocchiarsi, lodare, parlare, ascoltare, di più, porgere orecchio, all’unisono, non al ritmo dettato da qualche persona umana, neppure quello del sacerdote Esdra, capo di questa liturgia, ma ai tempi dettati solo dal Vero e Unico Maestro, la Parola, accolta con gesti attraverso cui il popolo ha espresso la sua “piena, attiva, consapevole” e aggiungo io, cordiale partecipazione a quanto i sacerdoti proponevano; capite bene inoltre che la modalità di coinvolgimento popolare non è stata solo esterna, ma soprattutto interiore, ed è consistita anche in lacrime, sia di gioia per una Parola riascoltata, finalmente, sia di pentimento per gli errori ed i peccati compiuti, causa di tante sciagure e sofferenze in tutti. La liturgia che si svolge lì davanti alla porta delle Acque certamente può essere assunta come esempio di come poter prendere parte alle nostre liturgie, che troppe volte ci vedono spettatori annoiati di eventi che non ci riguardano oppure sanno di stanchezze e di monotonia di riti, dentro e dietro i quali non riusciamo a vedere con fede la presenza di Dio, viva, che vuole parlarci oggi e lo vuole fare a partire dalla nostra realtà concreta, fosse anche quella del peccato più nero, per risollevarci, perchè ci ha scelto e Lui non viene mai meno al suo patto d’amore con noi: in fondo, lasciatemi passare l’espressione, Lui crede in noi, Lui sì, prima che noi in Lui e ci crede “pazzamente”, da vero innamorato, nelle nostre possibilità, sia in quello che noi siamo già come popolo suo, popolo santo, sia per quello che possiamo compiere, se ci fidiamo di Lui e se lasciamo che Lui, con la sua Parola, agisca in noi; qui mi sovviene quella triste esperienza fatta da fanciullo, quando mamma non mi rivolgeva la parola, perchè arrabbiata con me, per qualcosa di sbagliato compiuto: cosa scendeva di pesante dentro il cuore! Quanta gioia, invece, poi ritornava nell’animo quando mi mostrava il perdono e tornava a rivolgermi e a donarmi non solo la parola, ma anche il cuore ed il volto, dolce e sereno! Ecco, qui nei contesti delle due letture della Parola di oggi, la prima ed il Vangelo, sembra essere la stessa cosa: Dio Padre e se non scandalizza, Dio Madre rivolge al popolo il suo Volto d’amore, nuovamente e dona in Gesù Cristo, sua Parola compiuta, tutto il Suo cuore, tutto Se stesso: oggi ancora la Parola di Dio si esprime, nella potenza dello Spirito, in Gesù; la Sua Parola per noi è volontà di Dio, la Sua Parola è per noi la strada che Dio oggi ci indica. Questi testi così forti ci spingono ad una grande conversione, ad un cambiamento di visione, che non è per niente facile e comodo realizzzare: quello relativo al nostro modo di concepire la liturgia e, nello specifico, di pensare alle nostre liturgie domenicali. A volte le concepiamo come “cerimonie”, che riguardano solo eventi del passato, che nulla dicono a noi oggi, oppure come sterili modi di compiere doveri religiosi, assolti i quali tutto ritorna come prima, oppure ancora abbiamo verso di essa uno sguardo distratto e superficiale, per cui siamo attenti solo alla veste esterna, per quanto vediamo con gli occhi… del corpo. Voglio essere forte: facciamo bene a non partecipare alla liturgia, perchè non c’è un luogo più pericoloso di quello! Infatti se non vogliamo mai cambiare stili e modi di pensare e di vivere, se io non sono disposto a confrontarmi seriamente e serenamente con quanto Dio oggi mi dice ancora e proprio a me, perchè mi conosce, perchè sono suo figlio, perchè mi ama e mi vuole santo, faccio bene a stare a casa e a trovare continue scuse, per non andare “a prendere parte”! Una sola liturgia, fosse anche quella celebrata con canti un po’ andati, con lettori un poco balbettanti ed incerti o con sacerdoti un po’ distratti come me, ha la dinamite e la carica esplosiva giusta, per mettere sottosopra e a soqquadro quel mondo che nella mia  mente e nel mio cuore mi sono “creato” e nel quale voglio che nessuno entri, in primis proprio Gesù, il grande “rompi”, come lo definì don Tonino Lasconi, con la sua scomoda e radicale Parola! Un po’ come la stanzetta nostra di fanciulli quando era disordinata, e speravamo che mamma non entrasse o in seminario per noi giovani e sognatori seminaristi, l’animatore.

don Luigi, servitore vostro

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27 gennaio 2019, gregorio-de-stefano