IL MAESTRO DI FISARMONICA

IL MAESTRO DI FISARMONICA

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Carissimi fedeli,

per comprendere almeno un poco la bellezza e l’intensità del Vangelo odierno, ben introdotto dalla lettura di Isaia, faccio riferimento a quelle significative esperienze umane di quando sorge il sole dopo una notte di tempesta e di bufera, di quando quei ragazzi asiatici, chiusi in quella grotta, furono ri-“aperti” alla luce del sole, di quando ritrovi la pace e l’amore con il tuo coniuge dopo un periodo travagliato, di quando decidi di voltare pagina ad una vita sbagliata e sbandata, ritrovando senso e gioia, di quando, nei paesi colpiti dalla guerra, finalmente tacciono le armi e i bambini scendono in strada a giocare, di quando il perdono di Dio rimette pace nel tuo cuore inquieto per il peccato.

A me questo grido, questa preghiera profondissima e quasi sofferta di Gesù, “Effatà!”, Apriti!, ha molto colpito e mi dà tanto l’idea di un Dio che viene a visitare una umanità chiusa, incapace di dialogo fraterno e di apertura a Dio, ottusa ad ogni invito ed esortazione di colloquio con Dio e con gli altri, riottosa ad accogliere le sollecitazioni di conversazione sia spirituale che comunitaria, balbettante, insicura e timida; quel sordomuto sento tanto che possiamo essere tutti noi, soprattutto oggi, capaci di comunicazione istantanea con l’altra parte del mondo, ma poi incapaci di disciplinare il mare travolgente della comunicazione eterea e perciò schiavi di essa e soprattutto soli.

Io voglio ancora chiedere a Gesù che su di me, su di te, su ognuno continui a gridare, pregando: “Apriti!”, non aver paura di dialogare, anche con il diverso, non aver timore di entrare in relazione con chi la pensa diversamente da te, con chi ha altre tradizioni e consuetudini, di accogliere chi viene da terre lontane; “apriti!”, ci ricorda chi siamo, perchè o meglio per-chì siamo sulla terra e per-chì svolgiamo la nostra missione, non certo per noi stessi; l’accoglienza dell’altro, prima di tutto sposo-sposa, è la nostra missione, la nostra salvezza, la nostra gioia vera; l’altro con cui io comunico, perdendo un po’ le mie certezze, è il mio largo orizzonte di vita.

Ma questo altro, ci dice il Vangelo oggi, è innanzitutto Dio: non averne paura, non temere di accoglierLo nella tua esistenza, e perciò di perdere, per Lui, le tue certezze, di cambiare i tuoi piani e i tuoi progetti; Lui non viene per rovinarti, ma per darti luce e senso di vita; attenzione-DANGER ai sensi di autosufficienza e di autonomia da Dio, che ti fanno pensare che di Dio, poi in fondo, possiamo farne anche  a meno, anzi stiamo meglio, “così siamo più aperti al moderno”, illudendoti con l’apertura di una falsa liberazione da finti tabù e visioni medievali; soprattutto voi giovani, attenti a non costruire la vostra esistenza intorno a questo asse: rischiate di sbagliare tutto! “Apriti!” è anche il dolce invito di Gesù a far battere il tuo cuore all’unisono di quello di Dio e del fratello, e a pensare che le note della compassione, della condivisione, della comunicazione profonda e della comunione sono quelle che fanno “ben suonare” il nostro animo ed il nostro cuore; anzi senza tali vibrazioni emettono solo note stonate ed incomprensibili, che non danno “armonia”, non compongono una melodica “canzone”, stridendo alle nostre orecchie.

Aiutaci a costruire, o Gesù, un’esistenza sempre più aperta, che si apre sempre di più, come la fisarmonica; anzi facciamo così, o Gesù, noi siamo la fisarmonica e Tu il Suonatore ed il Maestro, e quindi apri la nostra vita, come e quando Tu vuoi, in modo tale che possa emettere musica bella e buona alle orecchie ed anche al cuore, perché rallegra chi ascolta, riconciliandolo con la vita; aiutaci, o Gesù, a superare le nostre paure e i nostri pregiudizi, che ci fanno stare “al chiuso” di un’ esistenza, priva delle vibrazioni più intense e dei dialoghi di pace con Dio, nella preghiera e nell’ascolto della sua Parola e con i fratelli, fino a sentirne le attese e i desideri più profondi del cuore, tante volte non espressi a parole.

Che bello, o Gesù, solo con Te la nostra esistenza si apre fino ad accogliere l’altro e ad essere artigiani del dialogo: ma scusa non era che quelli che ti seguono “sono tutti chiusi”? Ora si è cambiata la scena? In realtà noi non sappiamo quanto la fisarmonica possa aprirsi, per cui, seguendo Te con coraggio, le permettiamo pian piano di aprirsi fino alla sua massima potenzialità, esprimendola in musica, dolcemente.

  don Luigi, servo vostro

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8 settembre 2018, gregorio-de-stefano