IL REFERENDUM SEMPRE IN ATTO

IL REFERENDUM SEMPRE IN ATTO

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Carissimi fedeli,

nel mio paese dalla fanciullezza, gli amici del mio papà gli hanno appioppato il nomignolo simpatico di “re”, che gli è rimasto per tutta la vita, certamente per una sua certa testardaggine e la sua propensione a dominare o comandare sugli altri; questi colorati episodi, di cui sono piene le nostre comunità, ci ricordano che il titolo di Re gli uomini lo attribuiscono solo a chi riconoscono come guida del popolo, in genere dal punto di vista politico; in Israele, invece, il Re aveva un ruolo tipicamente pastorale-politico.

Gesù Re compare davanti a Ponzio Pilato come un’autorità che non ha nessuna valenza, secondo i criteri di questo mondo e cioè potere, forza, dominio, sopraffazione, arroganza, manovre sottobanco per conservare la “posizione”, sfarzo, ricchezza ed altro ancora; Egli sta davanti alla massima autorità romana in Palestina, innanzitutto come autoproclamazione della fonte di questo potere umano, che, quindi, esercitato secondo Dio ed in Lui, ha una caratteristica fondamentalmente positiva; inoltre Gesù, vero uomo-Re, fermo ed irremovibile, “stat”, come presenza di un completamento di visione, a dirci cioè che accanto ai regni di questo mondo, è presente ed agisce anche il Regno di Dio, che è di ordine squisitamente spirituale, per governare solo le anime e dirigerle verso Dio, liberandole dalla schiavitù del peccato e del male.

Questo Re, Autorità Divina, non ha nessun segno umano di regalità, anzi compare nella sua estrema povertà e bassezza in questo mondo e chiede a chi lo vuol seguire soltanto tanta fede e disponibilità a lasciare che Lui governi dentro e sulle nostre anime, aiutandoci a cogliere la direzione spirituale della volontà di Dio. Che parolona! Direzione spirituale: quanto amore pastorale abbiamo noi sacerdoti per essa? Quanta disponibilità nei fedeli laici abbiamo, nel lasciarci guidare nello spirito da un sacerdote per orientarci, come Stella Cometa, verso Dio? La scomoda presenza del Re davanti a Pilato inoltre ci richiama alla semplice presa di coscienza, che comunque per le nostre “care e costose” anime siamo chiamati a scegliere da chi farle governare; potremmo scrivere con certezza quindi che siamo chiamati continuamente nella vita interiore “ad un referendum” di scelta: GESU’, DIO RE oppure IL DIAVOLO, SEPARATORE MALE. Anzi, io scriverei ancora meglio: il referendum che la Santa Madre Chiesa istituisce si gioca tra queste due possibili opzioni, che ogni anima cristiana è invitata a compiere: IL RE OPPURE L’ANARCHIA, cioè in soldoni pratici il regno del capriccio o del nulla e del vuoto, oppure dell’”io”, esaltato alla massima potenza, oppure ancora della paura e dell’immobilismo comodo; sembra strano rispetto a ciò che accade nel mondo, ma qui come alternativa al Re, in un’anima, non c’è la democrazia e la libertà, ma in fondo solo la schiavitù, che può raggiungere i confini anche della patologica dipendenza dal proprio “ego”, non sottoposto, nella vera libertà di spirito, alla virtù altissima dell’obbedienza; che parolaccia, l’obbedienza, facciamo bene a non pronunciarla più nelle famiglie, nelle scuole e nelle parrocchie! DANGER! Che sussulto di libertà invece sprigiona nell’anima la vera e sana obbedienza!

In fondo a questa che io, sarcasticamente anche a scuola, definisco “parolaccia”, c’è tutto il nostro tentativo di stare dietro Gesù, Re, Signore e Maestro. Io chi scelgo oggi, anzi in questo momento? Il Re non viene mai se noi non Lo scegliamo e non Lo votiamo: Egli non è mai un dittatore che si impone a dei sudditi che, supini, abbassano la testa e Lo sopportano, mai Lo amano! Il Vangelo ci ricorda che non ci sono case-anime vuote, anzi proprio le case vuote e disadorne il Satana va per prenderne subito possesso e rendere quell’anima peggiore di prima; ma veramente mi pesa come un macigno nell’anima l’immobilismo dei giovani, che “entrano pure nel seggio elettorale, gironzolano, chiacchierano, si guardano e osservano le scelte da compiere”, danno anche qualche impegno momentaneo e leggero, ma poi entrano chissà quando nella cabina elettorale per dare il loro assenso di cuore a Gesù Signore e accoglierLo con gioia nella propria anima, lasciando che Lui pian piano prenda spazio, si trovi a Suo agio, cominci a prendere i comandi delle operazioni e la diriga questa volta dove vuole Lui e non dove vuole il nostro Ego, sempre legati a Lui nell’ Obbedienza- libertà: “Io sto alla porta e busso”. Mi viene in mente la tragica esperienza di quella nave da crociera, la Concordia, che senza un vero e saggio timoniere sbatte inesorabilmente e sciaguratamente contro gli scogli, rovinandosi in maniera irreparabile. Carissimi/e, non è da meno la nostra anima se noi non lasciamo che il Timoniere prenda la plance e guidi le operazioni!

don Luigi, servitore vostro

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24 novembre 2018, gregorio-de-stefano