LA FOTO “LIVE” E LA FOTO DISTORTA

LA FOTO “LIVE” E LA FOTO DISTORTA

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Carissimi fedeli,

una sera, ospite a cena di una famiglia della parrocchia, notavo con piacere come i bambini si divertivano a fotografare noi adulti in continuazione; poi, secondo quanto già previsto dal loro papà, scoprimmo con molta ironia che ogni nostra immagine, da una applicazione apposita sul telefonino, era stata trasformata, allungata, distorta, attorcigliata, addobbata o adornata di baffi, occhiali, barba lunga, cappello o altro, tanto da provocare l’ilarità di tutti per la mostruosità del risultato raggiunto.

Vi sorprenderò pure, ma oggi, diciannovesima Domenica del tempo ordinario, voglio introdurmi così nel commentare le letture, perché mi sembra tanto che quanto compiuto con gioia estrema da quei fanciulli quella sera, invece, in maniera seria e a volte anche drammatica, siamo bravissimi oggi a compierlo noi “grandi” nelle “foto” dei commenti, espressi e non, dei pensieri comunicati e non, dei giudizi esternati e non, che scattiamo, anche noi in continuazione, nei confronti della comunità, civile o ecclesiale che sia: molto spesso tutti ne usciamo proprio allungati, distorti, mortificati, umiliati, incompresi ed anche offesi, a tal punto da apparire mostri agli occhi degli altri, soprattutto dei più giovani, che, scusate l’intervento a gamba tesa, a questo punto comprendiamo meglio perché non ci avvicinano agevolmente.

Se poi ti capitasse la “buena suerte o la buena ventura” di doverti avvicinare al parroco o alla catechista al netto del “live”, al di fuori di quella foto mostruosa cioè, ti potrai facilmente accorgere che il parroco o la catechista non è per niente come in fotografia. Penserete probabilmente che sto esagerando; sì, sto esagerando, anche perché possibile mai che in queste foto venga coinvolto anche il parroco? Forse e la butto lì, è il primo dei fotografati o postati in “distorsione”! Ma a questo punto della riflessione, giustamente, sento che voi mi direste: don Luigi e che c’entra questa lunga introduzione con il messaggio Domenicale? Ed ancora, come fare secondo te, don Luigi, per fotografare tutti davvero bene? Quale tipo di scatto o quale applicazione occorre? Ecco, carissimi e carissime, ci soccorre subito la Parola di questa Domenica e soprattutto la seconda lettura, con il tema centrale della fede: esaltata nei padri, in modo particolare nei gesti eroici del nostro padre Abramo; la fede oggi, illustre sconosciuta, a volte  illustre assente e perciò scimmiottata, griffata come le grandi marche al mercato, distorta, soggettiva, capricciosa, voluttuaria, che addirittura si erge a barriera ed ostacolo all’interno dei rapporti comunitari o ci conduce a cercare ognuno le proprie viuzze, non sempre a percorrere insieme il sentiero comune e luminoso di popolo di Dio nella notte della liberazione dell’Esodo; la fede, distorta a tal punto che, sfido qualsiasi comunità parrocchiale, se entrando i fedeli in chiesa la Domenica, non si siedono ognuno per conto proprio! E quante foto scattate sulla comunità da fedeli che pure pregano devoti e compiti, dove il parroco e la comunità sono rappresentati letteralmente come mostri!

Cosa manca allora, secondo te, don Luigi? Manca la fede educata bene, formata, approfondita, retta e cosciente, in dialogo con persone capaci di farci camminare e crescere bene, ma non per forza sui grandi sistemi o capisaldi della teologia, ma soprattutto sui principi basilari che ci possono condurre a camminare insieme come popolo di Dio pellegrino in questo mondo. Per esempio mi e vi domando: quanti ancora nelle nostre comunità credono al valore dell’obbedienza della fede, per cui qualcosa che mi viene insegnato nell’autorevolezza e che io nei miei limiti non riesco a cogliere, in realtà lo posso accogliere certamente come dono di fede? Quanti conosciamo nella fede chi siamo e cioè un popolo in pellegrinaggio in questo mondo verso la Patria, che è la vita Eterna, che ora intravediamo appena e per la quale lottiamo? Quanti  nelle nostre comunità cristiane conoscono veramente e nei fatti che siamo fratelli e sorelle, ecco la foto davvero corretta e non facciamo male anche a chiamarci tali, non lasciando solo ai movimenti e ai gruppi questo onore? Quanti di noi leggiamo con la fede gli eventi belli o tragici della nostra esistenza e da fratelli e sorelle in comunità aiutiamo a farlo? Quanto sapore di fede e non di spettacolo hanno le nostre celebrazioni, soprattutto quelle di matrimonio e di Prima Comunione? Quanta stima abbiamo gli uni degli altri e quale esempio, vicendevolmente, ci doniamo? Per caso, come sono malvagio, in comunità nutriamo sfiducia reciproca o addirittura sospetto? Rimaniamo vigili o ci addormentiamo, conformandoci alla mentalità del mondo? Quale riflesso ha ancora nella nostra coscienza la parola comunità? Quale senso di fede o di protagonismo hanno le nostre liturgie?

Allora, dopo tutto, cosa vogliamo chiedere oggi al Signore umilmente? Continuiamo a credere, stoltamente secondo me, che le nostre comunità abbiano bisogno di mille ulteriori attività soprattutto per coinvolgere i famosi giovani? Io scrivo che siamo tanto saggi, secondo me, se chiediamo a Dio semplicemente il dono della fede corretta e forte e se ci mettiamo con impegno costante ad educarci, compresi noi preti, e anche ad educare tutti, alla fede di cui è padre Abramo!

don Luigi

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10 agosto 2019, gregorio-de-stefano