LA MEDAGLIA D’ORO IN PREMIO

LA MEDAGLIA D’ORO IN PREMIO

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Carissimi fedeli,

è la Domenica dell’ottava di Pasqua e la Domenica della Divina Misericordia; ci “intrigano” molto la vicenda e soprattutto le parole di Tommaso, perché chiaramente fanno riferimento alla nostra missione di annunciatori di Gesù vivente, per alimentare la fede in Lui: certamente oggi il Vangelo ci aiuta non poco a ri-conoscere la fede nella sua Persona Divina.

Quanto dice e compie Tommaso però mi “incuriosisce” molto, perché non so fino a che punto siamo chiamati a considerare negativo il suo desiderio di mettere il dito nel segno dei chiodi e la sua mano nel fianco di Gesù per poter infine credere; aveva bisogno come giudeo di segni per fondare la sua fede e il Signore Gesù, apparendo Risorto nel cuore della prima comunità cristiana, sembra concederglieli volentieri. Dalle parole e dai gesti di Tommaso emerge chiaramente che lui non è una persona ottusa o chiusa o ribelle oppure per ideologia riottoso ad accettare ogni proposta di riflessione. Nel fondo del suo animo possiamo ritenere con certezza che albergava un grande spiraglio, quello di voler accogliere quanto gli dicono i compagni, ed infatti, non appena ha avuto la possibilità, il suo peregrinare interiore subito è giunto alla soglia della pace interiore e della fede, pronto con freschezza di cuore a riconoscere Gesù come Signore e Dio: che bello!

Questa testimonianza mi attira perché mi sono chiesto se nel cuore dei nostri che pur si dicono cristiani è vivo ancora questo desiderio di toccare, è acceso questo fuoco di vedere, è ardente questa attesa di poter giungere ad una fede forte. C’è attesa nelle anime dei nostri fedeli? Possiamo trovare in esse il desiderio del santo viaggio? Oppure si è addormentata questa spirituale tensione e si è spento questo fuoco, per la presenza di troppa acqua ghiacciata? Io ho il timore che l’eccessiva distrazione di cui sono preda i nostri cristiani stia facendo spegnere questa fiammella ed oggi sia poco vivo il desiderio di toccare per credere. Con Tommaso vogliamo perciò affermare con gioia che la fede non è mai qualcosa di assodato o di acquisito una volta per sempre al “mercato della Chiesa”; essa non è mai neanche qualcosa che ti fa stare fermo, “cheto e tranquillo”, sul divano, dice papa Francesco ed immobile o statico nelle tue posizioni: la fede, infatti, ti inquieta, ti mette in ricerca, ti fa compiere un cammino di chilometri e chilometri, comporta un cercare, un vedere, un  bussare, un peregrinare come poverelli per cercare la Verità, un uscire da te stesso, una prontezza a lasciare le tue vecchie posizioni o le tue comode convinzioni e “difese” di pregiudizi; è caratteristico ancora del vero cammino di fede un perdere il tuo vecchio io, un trovare un altro te stesso alla luce di Chi hai trovato o almeno stai affannosamente cominciando a trovare; con somma bellezza possiamo scrivere anche: la fede è lasciare che Lui ti possa trovare in qualche angolo di questo suo mondo.

Ecco, carissimi e carissime, a me Tommaso sembra l’Apostolo che è alla testa di questa gloriosa e innumerevole schiera di persone che umilmente si sono messi sulle strade della ricerca e tra gioie e fatiche stanno ancora cercando e trovando. Poi Gesù Risorto a queste persone, delle quali speriamo facciamo parte anche noi, ha voluto donare “la medaglia d’oro” della beatitudine, dicendo che quando la loro fede è viva, mentre umanamente tutto sembra contraddirla, allora essi sono proprio dei campioni, meritano a pieno titolo il gradino più alto del podio e che per loro, come per i vincitori delle Olimpiadi, si esegua, si canti e si suoni l’inno nazionale o in questo caso quello internazionale: “We are the Champions!”.

O Signore, fa che noi puntiamo ad essere campioni della fede e a ricevere la medaglia d’oro in cielo, perché cercatori, custodi e costruttori umili della fede in mezzo ai travagli, alle distrazioni, alle persecuzioni e alle tentazioni di questo mondo che comunque noi abitiamo ed amiamo, anche se per fede tante volte non riusciamo a condividerne la logica e… meno male; ma ti preghiamo anche o Signore, fa che non si estingua nell’anima dei nostri cristiani il fuoco chiamato desiderio di credere! Quanta acqua gettata dai vigili del fuoco di questo mondo sembra aver ridotto al lumicino questa fiamma, diventata smorta, debolissima, esanime: sta languendo, ecco! Quando noi ci avviciniamo a questi fratelli e a queste sorelle “dalla fede lumicino” fa, o Signore, che la nostra testimonianza li aiuti a trovare un segno della Tua Divina Presenza e chi cerca trovi e a chi bussa sia aperto!

Fa, o Signore, che chi mette non solo le mani, ma anche i piedi nelle tue comunità respiri aria nuova e pulita di fede, di una logica e di un modo di fare che viene dall’alto e che non è di questo mondo! Fa ancora, o Signore, che le nostre liturgie domenicali trabocchino di fede, siano animate dalla fede, siano partecipate con fede, siano celebrate con fede, che il nostro annuncio di catechisti e di catechiste sia alimentato solo dalla fede, che le nostre parole e la nostra testimonianza abbia il solo scopo di alimentare la fede; scompaia da noi, o Signore, ogni desiderio di apparire o di mettere in mostra il nostro io;  consideriamolo spazzatura, vi prego e lasciamo emergere nel cammino di fede l’Io di Gesù.

don Luigi, servitore vostro

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27 aprile 2019, gregorio-de-stefano