LA RESA VITTORIOSA!

LA RESA VITTORIOSA!

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Carissimi fedeli,

ogni gara di lotta è strutturata con  sforzi, tensioni e tattiche, che potrebbero, al limite, far giungere anche ad una eventuale resa, nello sfinimento delle forze, quando si vede necessario non peggiorare il quadro fisico della situazione; la resa chiaramente però è segno di un’ amara sconfitta!

Con il Vangelo tra le mani della Passione di nostro Signore Gesù Cristo, che oggi, giorno solenne della Domenica delle Palme, nella Chiesa viene proclamato e meditato, vogliamo inquadrare il patire di Gesù come una vera lotta, che, in tutta la Sua persona e soprattutto nel Suo Divin Cuore di Lottatore per  eccellenza del Regno del Padre Suo, si compie tra le forze del male e quelle positive.

La lotta che Gesù ingaggia dall’inizio del suo ministero e che nella Sua Passione registra “il suo ultimo round”,  è un po’ anomala, perché Egli la porta avanti su due livelli, potrei scrivere; sì, perché da una parte Egli si arrende dolcemente, ma non alle forze del male: infatti dentro gli sputi e le altre umiliazioni  sembra “adagiarsi teneramente” tra le braccia di una Volontà Superiore, quella del Suo Papà; Egli cioè dentro quelle tenebre e quella oscurità del cuore degli uomini, osa vedere uno Stupendo Disegno, Il Disegno per eccellenza, che in Lui si stava compiendo, per liberare finalmente l’uomo dalla schiavitù più grande, quella del peccato che conduce alla morte.

D’altra parte però la resa del Nostro Maestro è condotta mentre Egli chiede ai discepoli di vegliare, di non dormire, perché la carne è debole e lo spirito è forte, e cioè nella sua Persona non concede neanche un po’ di spazio all’avversario e quindi lotta con tutte le sue forze umane: sappiamo infatti che l’avversario, il maligno, va a farGli visita nuovamente, dopo le tentazioni nel deserto, proprio in quell’Ora, decisiva per tutta l’umanità, nel tentativo disperato di farLo distogliere dal consegnarsi totalmente al Padre per l’umanità, per tutti noi, anche per me e per te.

In Gesù però la resa non è segno di sconfitta, ma di una vittoria, quella dalla portata più grande che si sia mai registrata! La Passione di Gesù è quindi attraversata dalla consapevolezza, piena di fede, di essere in compagnia di Papà che, anche in quell’Ora tremenda, Lo stava affettuosamente accompagnando e che a quell’Ora Lo aveva condotto, perché era “necessario” per la salvezza e la liberazione dell’uomo. Cogliamo con grande gioia l’insegnamento della luce interiore, che può attraversare, come per Gesù, anche le tenebre della nostra passione, laddove noi stiamo soffrendo innocentemente per uno scopo di bene superiore, divino e nobile. Lo confessiamo che tante volte proprio qui “cade l’asino” della nostra fede, perché proprio nel momento della sofferenza la nostra fede perde la sua luce e la sua brillantezza, mentre il nostro cammino si ottenebra e i nostri passi diventano vacillanti: in quell’ora abbiamo bisogno di un surplus di fede, di una consapevolezza luminosa, come in Gesù, che il Papà ci sta facendo compagnia e che il nostro peregrinare di fede dietro Gesù per noi non è mai esente da quelle prove, che noi umanamente vorremmo evitare: ed ecco la lotta anche dentro di noi, tra il divino e l’umano, tra l’uomo vecchio e il nuovo, tra la fede e l’incredulità, tra il credente e l’incredulo, tra il lottatore ed il traditore.

Come si fa a combattere se non c’è la fede, se non siamo sostenuti spiritualmente, come Gesù, da un cammino preparatorio, se cioè dentro il nostro cuore e nell’intimo delle fibre della nostra anima e della nostra persona non c’è amore a Dio, il Santo timore di Dio? Gesù in questa lotta, che non è per niente esteriore, ci insegna anche la virtù di una sana arrendevolezza, perché la sua lotta non è mai contro le persone: Egli riesce sempre a mantenere un tono pacato, mite e razionale ed insegna in quell’Ora drammatica anche con un atteggiamento di silenzio, che attraversa la storia, consegnandoci pagine di vita di una Luminosità abbagliante.

Noi ci rendiamo conto che tante volte confondiamo la lotta e osiamo lottare contro le persone, il tempo o le vicende avverse: donaci, Signore, la Tua Grande Sapienza, quella dello Spirito e di conoscere con il cuore che questi ultimi non sono i nostri veri avversari e che non dobbiamo costruirci, immaginare o inventare il nostro avversario, che resta uno solo. “Ai distributori” del cammino di fede facciamo continuamente un Pieno di Amore divino, per sostenere l’impegnativa lotta dei cristiani, cioè di quanti in maniera seria cercano di non rinnegare Gesù e di starGli vicino anche in quelle ore tremende, dicendo apertamente che anche loro sono amici Suoi.

don Luigi, servitore vostro

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13 aprile 2019, gregorio-de-stefano