LA VITA IN DO MAGGIORE

LA VITA IN DO MAGGIORE

Condividi su:   Facebook Twitter Google

Carissimi fedeli,

riesco un poco a strimpellare qualcosina con la chitarra e mi accorgo, quelle pochissime volte che ora suono, che gli accordi “in minore” danno un tono meno vivace alla canzone, quasi di tristezza, diversamente invece quelli “in  maggiore” un senso di pienezza ed un tocco di sana allegria.

Ecco, alla luce delle letture di questa terza Domenica di Avvento, chiamata della gioia, voglio definire così la vita cristiana, come una esistenza vissuta comunque nel tono della gioia, con i colori della pura allegria, con un senso spiccato di sano umorismo e di letizia leggera, “in tono musicale maggiore” appunto. Ma forse mi domanderete a questo punto: don Luigi, ma forse siamo chiamati ad estraniarci dal mondo concreto, con i drammi che a volte lo attraversano, quasi sospesi tra le nubi, in modo tale da non far toccare o peggio ancora affondare i piedi nella terra e così poter rimanere in un clima perenne di distacco dai travagli e custodire la gioia di Cristo? Se non questa, allora quale può essere la fonte della gioia, se ogni giorno, quando abbiamo la testa e i piedi veramente “impigliati” nelle cose di questo mondo, siamo chiamati a fare i conti anche con affanni, notizie tristi e sofferenze di ogni tipo? Ma forse non viene chiesto troppo ad un cristiano, che non può tirarsi fuori dal gioco, ma nello stesso tempo “mentre gioca” e porta la Croce, “deve anche cantare” e pure “in do maggiore”, dando alla vita un tocco di letizia?

Io a questo punto, con voi, scopro che queste letture e questa Domenica tutta, rappresentano un grandissima provocazione, da farci sentire impreparati o da crearci un certo fastidio; ma superando i legittimi sentimenti solo umani, mi accorgo con fede di quella che è una altissima vocazione, che il Signore ci ha dato, a cui speriamo di rimanere fedeli, se restiamo uniti fra di noi ed innanzitutto con Lui: quella di stare con i piedi per terra, assumendo cioè in toto anche la drammaticità di questo passaggio terreno, ma nello stesso tempo di lasciare che il nostro cuore in mezzo a tutto questo trambusto terreno sia solo Suo, sia tutto Suo e Lui lo abiti con la Sua presenza di gioia; allora vorrei definire così il cristiano, come colui che pone i suoi piedi nella terra, starei per scrivere anche nel fango, ma che porta “a spasso” il Cuore di Cristo nel suo e il Sacratissimo Cuore di Gesù è sempre nella letizia, perché è tutto del Padre, è invaso e travolto dall’Amore del Padre e dello Spirito Santo: quindi il cristiano viaggia a due velocità, con i piedi alla velocità del mondo, col cuore a quella di Cristo!

La provocazione, quasi tremenda di questa Domenica, mi porta a scrivere che sento di non essere affatto degno di questa vocazione da vertigini e mi sento come davanti ad una altissima montagna da scalare: ho bisogno delle attrezzature adatte per scalarla. Una di queste certamente è quella di custodirci, tutti uniti, nella Santa Madre Chiesa: domandiamoci perciò,  se il mio fratello o la mia sorella sta sorridendo poco, come mai? Cosa posso fare per lui? E mai giudichiamo! Trovo pace molto, quando penso che la nostra chiamata è la stessa di quella di Maria S.S., che, allo stesso modo, dall’angelo, nei suoi travagli e nella confusione di quei giorni, ha ricevuto la Lieta Novella: “rallegrati!” Dio ti ha scelto per qualcosa che è molto più grande di te  e per questo, gioisci! Non ci capisci molto, secondo questo mondo, ma nella fede esulta! Dio ti ha guardato con amore! Nello stesso tempo penso anche a questo mondo, con i segni delle fatiche che lo caratterizzano ed anche il peccato ed il male di cui è vittima e protagonista contemporaneamente: da Gesù, cosa siamo chiamati a dargli?

Ascolto con la voce robotica e ghiacciata la Parola di Dio ogni giorno, da un applicazione telefonica: così anche noi cristiani? Ci possiamo accontentare di donare con senso di freddezza e di distacco a questo mondo, ancora pazzamente amato dal Signore, la sua Parola, senza sentirci coinvolti a regalare innanzitutto uno stile di vita, che lascia trasparire un altro Amore e orizzonti altri? Da responsabile, tra i primi, dell’ annuncio nella nostra Arcidiocesi scrivo: per favore non doniamo più il libro-Vangelo a chi il Signore ci affida, cerchiamo invece di offrire il nostro volto e i nostri occhi come Vangelo vivo! Lo so che questa per noi rappresenta la più grande sfida, ma solo questa strada è vincente; pensiamo che mentre annunciamo, anche negli incontri in sede, il Vangelo ai ragazzi, essi probabilmente non ascolteranno tutte le nostre parole, non fa niente, ma intanto certamente osservano con attenzione acutissima, registrando forse per sempre nel cuore, il tono della nostra voce, il sorriso sulle nostre labbra, l’amorevolezza dei nostri gesti, la pazienza con cui accogliamo anche i più refrattari e indisciplinati. Verba volant, gaudia manent! Chiedo per me e per voi l’ausilio e la preghiera dei grandi Santi della perfetta letizia e del buon umore, San Francesco d’Assisi e San Tommaso Moro.

don Luigi, servitore vostro

Condividi su:   Facebook Twitter Google
15 dicembre 2018, gregorio-de-stefano