PARTITA FINIRE QUANDO ARBITRO FISCHIARE!

PARTITA FINIRE QUANDO ARBITRO FISCHIARE!

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Carissimi fedeli,

era un bravo e simpatico allenatore di calcio V. Boskov, di origine slava, tecnico sportivo anche in Italia, che pronunciò in un fine partita questa frase un po’ “arcaica”, rimasta nella mente di tanti tifosi, con la quale egli esortava i suoi uomini a giocare bene e senza mollare, fino alla fine della partita, in modo tale da non compromettere tutto, subendo goal proprio nel finale.

Ho preso spunto oggi dal mondo calcistico per commentare le letture di questa Domenica, la XXXIII del T.O., perchè ho l’impressione che, oggi, anche il nostro Vero Allenatore ci dica sostanzialmente la stessa cosa: “partita finire quando arbitro fischiare!” Cioè, agite bene, come figli amatissimi, sempre, fino alla fine, e perciò lottate, sacrificatevi, impegnatevi, travagliate, restate nella prova della valle di lacrime, non scappate, non mollate, non trovate comode scappatoie e furbesche scorciatoie, accettate anche la sofferenza, testimoniate pure a denti stretti, poi… “l’Arbitro fischiare” la fine delle contese e voi finalmente “riposare!” Ora “non riposare, non dormire, ora vegliare!” Capito? E’ bello anche pensare che la partita della vita non dura solo un tempo, nel quale, da stolti, consumiamo tutte le nostre energie e impegniamo tutte le nostre risorse fisiche e mentali; la Parola oggi ci dice chiaramemente che siamo chiamati a ritenere che in realtà ci sarà anche il secondo tempo, cioè verrà il tempo, che con il Salmo di oggi lo immaginiamo, secondo la nostra Speranza cristiana, come quello della “dolcezza senza fine alla Sua destra e della gioia piena alla Sua presenza”.

Ritengo, carissimi e carissime, che nel nostro contesto di vita non ci sia un’annuncio più latitante di questo sia nelle omelie, come nella catechesi, mentre per l’uomo, nostro compagno di cammino, non vi sia una urgenza spirituale più impellente di questa! Vedo l’uomo “accartocciato” su se stesso, ripiegato su di sé, mentre pone tutta la sua speranza soltanto in questo mondo, “poverino”, rischiando di realizzare pertanto vuoti comportamenti, come l’appiattirsi sul presente, nella rinuncia a guardare avanti, sia in senso epicureo di godimento, sia in uno fatalista di mancanza di una prospettiva futura e di un sogno strutturato di progetti vitali di speranza; il senso epicureo emerge per esempio dalla tendenza al mito dell’eterna giovinezza, o dall’inseguimento spasmodico di una sola ed unica sanità, quella del corpo o al massimo della mente, pensiamo ai centri di benessere “energetico” che, come i funghi, si stanno impiantando in ogni dove; il senso fatalista, invece, io lo noto per esempio dalla debolezza del confronto con la sofferenza, di qualsiasi tipo, per cui si genera la chiusura in sé stesso nell’individualismo, che “partorisce” il rifiuto della compagnia alle persone “portatrici di patologia”.

La Parola oggi chiaramente ci invita non a “paracelebrare” dei nostri cari defunti una sontuosa e “attenzionata cerimonia” di pallidi ricordi e nenche a stare lì per ore intere, con la faccia appesantita da un dolore atroce, ad abbracciarci e guardarci soltanto negli occhi; la Parola oggi dice a te e a me: “alza lo sguardo, scruta l’orizzonte, non ti accorgi dei primi germogli di primavera che annunciano l’estate e quindi mare, sole, riposo, vacanza, ombrelloni, spiagge, distensione, dolci bevande, godimento vero… “gioia piena alla Sua presenza, dolcezza senza fine alla Sua destra”? Ecco noi oggi abbiamo smarrito questo sguardo di fede e non vediamo più germogli, ma siamo siamo bravi solo a “pubblicare” nella pagina sociale o di giornale pesanti notizie di “cronaca vera” di alberi che cadono! Siamo tanto deficitari di questo ampio ed introspettivo sguardo di fede, che, solo, ci permette di vedere già oggi, anche in questo momento e tra di noi ed in me, come in te, i germogli della primavera, che sono forieri del più lieto messaggio: sta per arrivare l’estate!

Carissimo fratello e carissima sorella, non senti anche tu nel tuo cuore, come il mio, un’insopprimibile desiderio “di Gioia alla Sua presenza e di dolcezza alla Sua destra”? Che germoglio è tale inarrestabile desiderio, per il quale vale la pena non mollare fino alla fine? Se è bella la primavera, che conduce solo sprazzi di timido e bianco sole, quanto più bella sarà l’estate, nella quale il Sole risplenderà per sempre e noi non dovremo far altro che distenderci e “farci trovare”, per riposare… e abbronzarci… e godere… e lodare… e ringraziare… e contemplare la Bellezza infinita; ecco, carissimi e carissime, la celebrazione della S.S.Messa non è altro che un germoglio di primavera posto da Gesù, Divino Agricoltore, sull’albero della Chiesa, che ci fa pregustare nel tempo la bellezza della Stagione Eterna del Sole! Ma in me ed in te, come in noi tutti, irrigato albero chiamato Chiesa, quanti germogli di primavera ancora Dio Padre sta facendo crescere, portatori di Lieto annunzio? Vogliamo provare a conoscerli con la Fede? Vogliamo pulire le nostre lenti appannate? Vogliamo sostenere, prendendoLa per mano, il passo stentato ed incerto di questa piccola bambina, chiamata Speranza, che rischia per la strada tante volte di essere investita, facendole vedere e conoscere, sparsi dappertutto, i Germogli Divini e non solo tristi spettacoli di alberi che cadono?

don Luigi, servitore vostro

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17 novembre 2018, gregorio-de-stefano