POCHE PENNELLATE!

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Carissimi fedeli,

i grandi artisti mi sembra che, con pochi tocchi, sono soliti dare colori e caratteristiche peculiari alle loro opere, attraverso le quali lasciano riconoscere la loro mano unica e irripetibile; gli ispirati poeti, invece, in campo letterario non hanno bisogno di tante parole, ma senza essere ermetici, riescono ad esprimere dentro pochi densi versi un mondo enorme di significati.

Oggi, carissimi e carissime, solennità della S.S. Trinità, mi sento di richiamare questo costume del campo artistico, perché, con la Parola tra le mani, Dio, Sommo Artefice di Bellezza, mi sembra tanto che compia proprio la stessa cosa; avete ascoltato come me la Parola, vero? Poche pennellate! A cominciare da Mosè, la grande guida, il grande condottiero del popolo d’Israele: il Signore passa e anche lì poche pennellate dentro le quali c’è l’infinito, c’è tutto Dio per l’uomo, c’è il cielo, il mare, l’aria che respiriamo, l’amore che cerchiamo e la luce a cui aspiriamo; poteva fare un discorso Dio? Poteva investire Mosè e sorprenderlo con tante parole o con lunghi discorsi? Niente di tutto questo! Con un’immagine a me cara, perché insegno religione in una scuola alberghiera (ma non vado per mangiare!), richiamo il Catechismo della Chiesa Cattolica in riferimento soprattutto ai giovani: Dio instilla nel nostro cuore il desiderio di cercarlo!

Instillare è il verbo che definisce il gesto del cameriere che versa la grappa nel bicchierino e anche lì poche gocce bastano, perché è preziosa e perché ne basta poca per gustare una varietà di sapori. Anche il Vangelo di oggi ci dà solo “uno spruzzo” del pensiero di Dio nei confronti dell’uomo: esso non è mai quello della condanna e del giudizio, ma della salvezza; confesso che a me piace moltissimo quello che il Vangelo dipinge come una cristallina volontà di Dio Padre: Egli vuole che nessuno vada perduto, ma che, guardando al suo Amato, ci salviamo; una pennellata e un mondo aperto, una stilla ed ecco infiniti sapori. Perdersi, la tentazione perenne del cuore umano: dice il girovagare intorno alla vera meta senza mai decidersi di raggiungerla, cincischiare intorno al bene senza mai approfondirlo e abbracciarlo, stare eternamente in bilico senza mai compromettersi con la verità e per la verità, fallire sempre l’obiettivo evitando coscientemente di centrarlo, gironzolare per la casa senza far nulla, sempre in pigiama e senza mai impegnarsi in nessun lavoro, oppure stare belli comodi sul divano senza mai mettersi in cammino dietro il Maestro; in questa pennellata magnifica e magica di Giovanni siamo chiari, anzi “patti chiari e amicizia lunga”: Dio non lo vuole! Sì, ora ne siamo certi: Dio vuole salvarci da questa tentazione, come quando una gru eleva un oggetto, pur se Lui non “ci preleva” dal mondo; Egli, invece, ci lascia con i piedi pienamente nel fango di questo modo, ma ci solleva da un piano grigio, vuoto ed insignificante e ci spinge su, dicendoci: forza, dai, deciditi, scegli, salvati da questo mondo!

Però permettetemi che oggi da queste poche pennellate che ci lascia Dio con il suo passaggio veloce, io sia affascinato da questa sensazione spirituale: quella di un mondo a colori! Dio non è un monolite, né è monocolore, non è senza fantasia, né è mai stanco di creare e ricreare; Egli non fa le creature con lo stampino, anzi è ricco di vivacità, ed è la Vita stessa, è in ogni forma di vita, dà la Vita e con poche pennellate dipinge un mondo con colori diversi, vivaci, distinti, in armonia di dialogo, soleggianti e ricchi di luce! Che triste è un quadro raffigurante un solo colore, come la vita di chi non dialoga con nessuno, di chi non può dire a nessun’altro: “come sei bello anche tu, diverso da me”, oppure di chi si impone, ti umilia e ti schiaccia; ma è difficile mettere insieme i colori e non fare una confusione e nu’ “nguacchio!” Certo, e bisogna lasciarli diversi con ognuno la sua caratteristica e la sua bellezza: tutti belli e nessuno più bello dell’altro. E allora ciò che deve farci paura non è la ricchezza dei colori, ma viceversa la mancanza, il vuoto, o l’assenza; quello che l’uomo può dare come contributo a questa opera straordinaria di Dio è la capacità di mettere insieme questi colori e di lasciarli con le loro caratteristiche, anzi egli può, se vuole, esaltare le proprietà di ogni colore, sapendolo mettere nella giusta posizione per valorizzarlo.

In questo modo, carissimi e carissime, spero vi abbia fatto intravedere la famiglia cristiana, la comunità, sia parrocchiale che diocesana e anche tante forme di aggregazione sociale e perché no, politica; ma così mi accorgo che vi ho scritto anche di Dio, arcobaleno di colori, tutti attraversati dall’unico Amore, mongolfiera multicolore che sale e ci porta in cielo, gonfiata da un’unica Atmosfera che è lo Spirito, che è la Carità. Comodo dire: “qui comando io, qui ci sono io, o così o niente e, peggio ancora, con me finisce il mondo!” Questo modo di ragionare mortifica prima l’uomo stesso e poi Dio con la sua vivacità di colori e non esprime la pienezza dei carismi che Lui distribuisce a piene mani; chiediamo, infine, di non guardare mai il diverso come un avversario che viene a disturbare il nostro programma già bello e pianificato: l’altro, il diverso, l’alterità, la Bellezza, il Paradiso, la Trinità nell’Amore.

Don Luigi, servo affrescato dai colori dell’Artefice

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7 giugno 2020, gregorio-de-stefano