RIMETTIAMO LA PIANTICELLA NEL SUO TERRENO

RIMETTIAMO LA PIANTICELLA NEL SUO TERRENO

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Carissimi fedeli,

stiamo in una stagione dell’anno in cui raccogliamo dalle nostre piante tanti bei frutti, che rallegrano la nostra vista ed anche la nostra tavola; in questi ultimi giorni, visitando le famiglie di alcuni ammalati, ho ricevuto il dono di frutti abbondanti e rigogliosi della terra. Dalle piante, quindi, ben inserite nella terra e ben curate, il contadino, giustamente, può aspettarsi tanti frutti; in questa Domenica la seconda Lettura definisce la Parola dentro il nostro cuore, letteralmente, come piantata da Dio e quindi come una pianticella rigogliosa, che può crescere con la Grazia di Dio e permettere al Divin Contadino di raccogliere nelle stagioni favorevoli tanti bei frutti; a me sembra inoltre che Gesù, con la sua predicazione forte ed incisiva, abbia voluto dire a noi suoi ascoltatori, “rimettiamo la pianticella della Parola e di quella che noi chiamiamo religione nella terra con le radici sotto e l’arbusto e i rami in alto”, perché a Lui è sembrato che, negli anni, soprattutto gli addetti al culto abbiano rivoltato l’albero, mettendo quello che era secondario al primo posto e quello che era essenziale in secondo o addirittura ultimo ordine di cose.

Il lavoro di Gesù, portato avanti con i suoi illuminanti insegnamenti, permette di suggerire paternamente ai responsabili della comunità religiosa ebraica di non continuare a gettare su questa Pianta, che nasce in e da Dio e si chiama desiderio di Dio, cioè Religione, agenti chimici esterni, solo umani, che finiscono per inquinarla: la Pianta Religione-Desiderio di Dio, dice Gesù, da sola è capace di portare frutti abbondanti, senza l’aiuto di diserbanti ed altri interventi umani; basta solo che essa sia ben inserita nella terra, metta radici profonde, si radichi in profondità, riceva la Luce del Sole, l’abbondanza delle piogge nelle loro stagioni ed il contadino-uomo ponga la giusta cura di potatura e di snellimento da ramoscelli impuri, di pulizia e vangatura del terreno e… nella stagione propizia tanti frutti vedrà crescere e raccoglierà.

Ma carissimi, come si chiama il terreno buono nel quale la pianticella-desiderio di Dio può crescere? Il terreno della Pianta-Religione-Desiderio di Dio, ci insegna oggi il Divin Seminatore, si chiama cuore dell’uomo e non altri contenitori, come la tradizione solo umana, e cura dell’uomo deve solo quella di pulire continuamente questo terreno da sostanza ed elementi nocivi e dannosi alla pianta; Gesù ne elenca ben tredici, tra sassi, pietruzze e materiale sporco in genere, che non permette alla pianta di portare a termine i frutti; e ci insegna e trasmette una bella notizia dalla portata storica, che attraversa i secoli e le epoche ed apre i cuori e le menti ad una visione di libera luce: solo il terreno-cuore si può inquinare e su quello noi contadini siamo chiamati continuamente a vigilare, perché non si inquini, non diventi sterile, non sia sporcato e perda così le sue energie e le sue caratteristiche peculiari; il resto nella natura è tutto pulito, terso, cristallino, come creato ora da Dio; per la Pianta non c’è bisogno di cure ulteriori perché l’aria nella quale si sviluppa è già limpida; è tutto buono, ci ha detto Gesù, liberandoci, fraternamente, da forme costrittive e limitanti di considerazioni sterili ed esteriori su cibi, bevande ed altro ancora: tutto è suo dono!

Solo il cuore nostro è affidato a noi e alla nostra cura spirituale, perché lo possiamo custodire puro come il Buon Dio lo ha donato a noi: qui casca l’asino, soprattutto per noi che abbiamo qualche anno e qualche incrostazione in più sulla pelle e forse sul cuore! Con generosa fiducia chiediamo a Gesù e a Maria che ci aiutino a conservare un cuore limpido e libero di fanciulli, anzi noi che vi siamo più a contatto di relazione, mettiamoci sempre di più vicini a loro come discepoli innanzitutto. Ma a questo punto mi direte voi: quanto vale e perché curare la Pianta-Religione nella nostra vita? Gli stessi frutti, don Luigi, non possiamo raccoglierli anche dalla pianta-scienza, oppure dalla pianta-superego?

Carissimi/e, con Dio o senza Dio nella nostra vita, tutto cambia! Era il titolo di un convegno ecclesiale di qualche annetto fa! Non illudiamoci, ci ammonisce oggi San Giacomo! Io tremo interiormente e trepido fortemente al pensiero che possiamo raccogliere solo ed esclusivamente da altre piante i frutti buoni per la nostra vita, da altri che non ci chiedono mai di curare il terreno-cuore, e magari creando in laboratorio finti terreni artificiali, ci propongono frutti, cresciuti in essi, da mangiare ed ingerire in noi. Che il Signore, Dio Buono, non faccia spegnere, mai, soprattutto nei nostri giovani, il limpido e puro desiderio di Dio!

don Luigi, servo vostro

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1 settembre 2018, gregorio-de-stefano