UN FUOCO CHE DIVAMPA

UN FUOCO CHE DIVAMPA

Condividi su:   Facebook Twitter Google

Carissimi fedeli,

sono cresciuto in una casa riscaldata da un camino, anche se la mia stanza da letto era riscaldata magnificamente dal forno a legna che mamma accendeva ogni giorno per cuocere il pane proprio sotto di noi; di conseguenza qualche volta anche io ho dovuto imparare ad accendere il fuoco; carissimi e carissime, mi permettete oggi di fare un percorso un poco arzigogolato, ma affascinante, perché da un po’ di tempo questa parola “stella” mi intriga fortemente, soprattutto quando sto a contatto con i giovani a scuola; io sinceramente in questo mondo i giovani li trovo come un “fuocherello” che fa fatica a partire soprattutto per mancanza di legna, non li trovo molto “caldi”, “desiderosi” e da loro non riesci tanto a farti “riscaldare”; li trovo cioè un poco spenti interiormente, piegati su se stessi e sul telefonino, perché non proprio eccessivamente pieni di grandi e santi desideri. Prima di scrivere queste righe ho svolto una piccola ricerca sulla parola desiderio ed ho esaminato che essa deriva in latino proprio dalla parola stella e vuole dire letteralmente “mancanza di stelle”, dei buoni auspici e presagi cioè, percezione di una mancanza e di conseguenza sentimento di ricerca appassionata.

Carissimi e carissime, ecco quale è la stella che anche sul piano della fede ci può veramente guidare ad adorare il Signore e, come i Magi a metterci in cammino, facendo un lungo e complicato tragitto, a lasciare le nostre sicurezze, rischiando l’avventura, a riprendere la strada anche dopo aver fatto degli errori di valutazione, senza scoraggiarsi, a chiedere umilmente a chi potrebbe saperne più di noi ed è stato posto per vocazione a donare informazioni e consigli a pellegrini in cammino ed infine ad abbandonare le comodità dei propri divani, cominciando a mettere in azione le proprie gambe, anche attraversando stanchezze e pericoli vari. Il desiderio intenso, carissimi e carissime, io lo vedo e lo immagino proprio come un fuoco che, quando è ben acceso dentro, non ti far stare tanto tranquillo, ti mette in movimento, ti fa cercare la verità, ti fa mettere in una condizione di umiltà e quindi di ricerca, di domanda, di sana inquietudine interiore, non ti fa accettare supinamente una realtà ingiusta ed egoista, ma ti mette in gioco, ti butta giù dai tuoi piedistalli e ti fa scendere in campo con le tue capacità, camminando fraternamente insieme a tutti quelli che come te sono animati dallo stesso fuoco dentro; così possiamo accendere nella comunità-Chiesa un grande fuoco che divampa, se noi ci incontriamo come pellegrini, abitati dentro dal fuoco del desiderio santo di conoscere e di amare il Signore e di compiere tante opere di bene a servizio della comunità, per noi soprattutto dei nostri ragazzi.

Io non voglio chiedere al Signore primariamente che questa ricerca appassionata trovi il suo “desideratum”, ma che non si spenga mai in noi questo fuoco, e che questa stella che Dio pone dentro il nostro animo ci guidi sempre e possa continuamente brillare, le sue lucine non si spengano mai, neanche di notte e ci mantenga dentro vivi, accesi, svegli, desti, pronti, desiderosi, pieni di buona volontà, come amati dal Signore, ci dice la nuova traduzione del Gloria. Carissimi e carissime, ci viene consegnata oggi un’importante chiave di volta per entrare in tantissime porte chiuse e ci aiuta a spiegare tanta freddezza dei cuori; questa società così individualista, dove ognuno è “piamente” piegato sul suo touch-screen, sta lentamente ed inesorabilmente spegnendo la stella polare della ricerca del Volto di Dio ai nostri giovani: DANGER-ALLERTA ROSSA! Cosa fare? Come vogliamo continuare? Come mantenere dentro acceso questo fuoco? Domande che ci inquietano tanto, bene io scrivo; certamente il fuoco è dono di Dio, la stella-fuoco è Dio stesso nel nostro cuore, un dono da chiedere a Lui per i nostri giovani soprattutto; io ho l’impressione che si sta spegnendo la luce della stella dell’anima, perché preghiamo poco, guardiamo poco in alto, alziamo molto poco lo sguardo, come dice oggi la prima lettura, siamo troppo ripiegati su noi stessi, guardiamo poco i volti dei fratelli accanto, siamo troppo poco abitati dalle grandi domande ed ideali di vita: per chi io sono? Quale è il significato della mia vita?

Siamo appiattiti sul presente e poco ci stimolano gli esempi del passato e i progetti futuri, che potrebbero invece appassionarci; sembriamo già delusi e disillusi, come se fossimo già vecchi ed esperti, pronti subito a dire: “chi me lo fa fare? E poi non si può fare!” Ecco quando il fuoco dentro è forte e la stella è luminosa, anche quella dell’innamoramento, tutti gli ostacoli sono come piume di vento leggere che si spostano con un fiato di bocca. Lo chiediamo il Fuoco per me e per i genitori, poi per i giovani…e non stanchiamoci di farlo per favore.

don Luigi, servitore vostro

Condividi su:   Facebook Twitter Google
5 gennaio 2019, gregorio-de-stefano