UN MAESTRO “RIPETENTE”

UN MAESTRO “RIPETENTE”

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Carissimi fedeli,

da quando ho cominciato a leggere queste pagine della S. Scrittura di questa XXIX Domenica del T.O., mi porto nel cuore un’interrogativo ed un’immagine: comincio da quest’ultima; collegando il Vangelo di oggi con quelli delle Domeniche precedenti, Gesù mi sembra tanto un Maestro di scuola “ripetente”, nel senso che come un “vecchio disco bloccato”, ripete più volte la stessa lezione: “Io voglio che voi, miei discepoli, siate i primi nel servire, ma gli ultimi nella società!” Anzi oggi questo insegnamento Lui lo dona proprio come una legge, in maniera solenne, “fra voi è così!”

Allora mi è venuto in animo di dirGli: carissimo Gesù, ma forse Tu hai pensato che i tuoi discepoli fossero un po’ ritardati di mente, per cui non riuscivano intellettivamente a capire il significato delle tue parole, a tal punto che hai sentito il bisogno di ripeterle più volte, fino a dargliele come una legge? Forse Tu, o Gesù, insieme alla Santa Madre Chiesa, (ci si mette pure Lei per noi!), ritieni che noi oggi abbiamo qualche deficit mentale, per cui ci fai ascoltare per almeno tre volte, nel giro di non tanti giorni, quasi lo stesso insegnamento? O Gesù, ma scusami eh se mi permetto, non Ti sembra che stai sprecando del tempo e delle energie, che potresti impiegare meglio a spiegarci magari qualcosa in più delle Tue prerogative divine o delle Tue passeggiate paradisiache insieme al Padre e agli angeli, prima di venire sulla terra o delle coccole d’Amore che il Padre ti ha da sempre riservato? Non pensi che saresti stato anche più attraente ed “originale”, capace di fare “audience”, come si dice oggi e di “trascinare” dietro di Te altri ancora e non solo i “dodici”?

Sai, o Divin Maestro Gesù, anche io insegno a scuola e certamente non mi posso permettere di stare lì con i ragazzi a ripetere stancamente le stesse lezioni! Ecco allora l’interrogativo: perché, o Divin Sposo Gesù, l’hai fatto? A questo punto, come Giobbe, dismetto gli “abiti del biricchino” di turno, capace di mettersi in mostra e sconfinare pericolosamente nel terreno insidioso e non suo del Pensiero di Dio, mi chiudo prudentemente la bocca e cerco di cominciare a far partire il cuore e… sento che Lui, Gesù, mi chiede: ma tu, presuntuoso e discolo alunno, sai forse più di Me chi è veramente l’uomo? Forse eri con Me quando l’ho creato e quando poi nella pienezza dei tempi l’ho salvato, dando la vita, dalla caduta “nell’ubriacatura e nello stordimento” del potere? Tu forse sei capace di leggere come Me nel turbinio vorticoso delle tentazioni, a cui, per invidia del diavolo e per debolezza della carne, l’uomo ancora oggi è sottoposto? Ma dimmi, tu alunno impertinente, che dici di sapere, mi sai dire il motivo per cui ancora oggi nella Chiesa universale, nelle comunità e nelle famiglie cristiane gli uomini sono “l’uno contro l’altro armato”? Sai leggere tu la logica perversa e diabolica che porta i fratelli e le sorelle a gareggiare per primeggiare? E tu, piccolo qual sei, non vuoi che Io me ne preoccupi? E tu pensi che sia inutile che Io ripeta, ancora oggi e lo ripeterò per mille e diecimila volte ancora, con Pazienza e Amore di Padre e Fratello, tale elevatezza di dottrina nuova? Possibile, sento che mi suggerisce al cuore ancora Gesù, che tu non hai compreso che la conoscenza degli insegnamenti del mio Vangelo non avviene solo con la mente, ma anche e soprattutto con il cuore?

Ed è lì che tante volte l’asino cade! Nel cuore! Allora mi arrendo, o Maestro Gesù e riconosco: siamo ritardati di cuore! Ecco la risposta vera! Risanaci sempre, o Gesù e aiutaci a considerare il nostro cuore di discepoli come la stanzetta, che Tu ci affidi da abitare, dove quasi come fece don Lorenzo Milani nel suo seminario, dietro il Crocifisso mettiamo questa nuova legge che Tu ci hai dato oggi: “fra di voi non è così”! La logica del mondo da una parte e quella del Vangelo e della Chiesa dall’altra! E quando, o carissimo Gesù, muovendoci in questa stanza facciamo finta di non vedere questa scritta o soprattutto si sbiadisce e ci cade molta polvere sopra, aiutaci perché noi possiamo ritornare con gli occhi del cuore diretti ad essa, dopo che “la diritta via” abbiamo smarrito.

Aiutaci, o Gesù, Dolcissimo Fratello e Amico, a saper valutare e usare questa parola solo nella borsa della considerazione del Vangelo e del cospetto del Padre: “servitore”! O Amatissimo e amatissimo Gesù, questa parola ancora oggi, nel gioco sottile della stima del mondo, non fa “audience”, non attira, non mette in riga le persone, non ci fa avere inchini dagli altri, anche se siamo sempre la tua Chiesa; se invece Gesù noi cominciamo a dire “io sono il direttore”, e magari cominciamo a vantarci, impettiti un poco o medagliati e “orpellati”, qualcosa nel mondo e intorno a noi cambia veramente, sai, o Ultimo Gesù ………..: fra voi non è così! Grazie, Primo Gesù, cercherò di conoscere con il cuore, Te lo prometto!

don Luigi, servitore vostro

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20 ottobre 2018, gregorio-de-stefano