UN RESPIRO LUNGO E PROFONDO!

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Carissimi fedeli,

quando per un po’ di tempo ho giocato a calcio da ragazzo nella squadra del mio paese, mi hanno insegnato negli allenamenti come respirare anche con il naso e a volte come trattenere un poco il respiro, per ampliare la capacità dei polmoni; ma, in questa settimana, ho pensato soprattutto a quelli che si esercitano nell’attività sportiva della discesa in acqua in apnea: chissà come e quanto devono allenarsi per essere più capaci di trattenere il respiro e raggiungere in acqua profondità maggiori, trattenendo il fiato! Ebbene non riesco a fare a meno di pensare che così agisce anche il buon Dio e con questo esercizio ci insegna a svolgere i nostri allenamenti spirituali: me lo suggerisce la Parola di questa sedicesima domenica, laddove ci vien detto chiaramente che quel padrone del campo non manda subito i suoi servi a raccogliere il buon grano, avendo saputo che, intanto, di notte un nemico nello stesso campo aveva seminato la zizzania; e cosa fa, invece? Ecco, trattiene il fiato, cioè attende che, nel frattempo, crescano insieme zizzania e buon grano e poi al tempo della mietitura i suoi servi raccoglieranno, quando si potrà più facilmente distinguere l’uno dall’altra; il grano buono sarà raccolto nei granai e la zizzania sarà bruciata. Il padrone, quindi, sa aspettare, ha molta pazienza, non è precipitoso, non agisce con i sentimenti di indignazione e di dispiacere e non si meraviglia neanche tanto per la semina della zizzania da parte del nemico; anzi sembra quasi che si aspettasse un tiro mancino da parte del suo nemico (ricordate le dispute dei fratelli Caponi e di Mezzacapo con Totò?), sa che questo fa parte del gioco: se non altro perché dimostra di conoscere bene l’arte del suo nemico, che ha proprio questo intento e cioè quello di seminare zizzania. Ancora una volta Gesù, grande catechista e predicatore, con questa bellissima e suggestiva immagine parla il linguaggio della gente, perché possa comprendere bene il messaggio che vuole donare loro a nome del Padre ed aiutarli a compiere un cammino di fede, decidendosi per Lui. Quindi anche noi ora, cominciamo a fare un passettino in avanti: sappiamo che Gesù ci vuole parlare di altro rispetto al seminatore e precisamente ci vuole parlare di Dio, suo e nostro Padre; è quella la passione del suo cuore, il chiodo fisso della sua mente (mi perdoni, Gesù?), il desiderio profondissimo del suo animo e per farlo è disposto ad usare ogni sano linguaggio umano (è così anche per noi?). Allora Dio Padre ha proprio tanta, tanta, tanta, ma proprio tanta pazienza con noi e se non avete capito ancora, lo scrivo di nuovo: ha proprio tanta pazienza con noi: semina il bene, infonde in noi tanti buoni sentimenti e purissime intenzioni; ma tutto questo è posto in un agone, cioè quasi su un tappeto di combattimento, dentro l’animo di ciascuno di noi, dove c’è anche un avversario, il diavolo, che fa di tutto perché quanto Dio ha seminato di bene non porti frutto; questo tempo che viviamo quaggiù è il tempo della lotta e della convivenza difficilissima di bene e di male dentro l’animo di ognuno di noi. Di questo non dobbiamo meravigliarci e scandalizzarci mai e soprattutto non dobbiamo giudicare e condannare definitivamente nessuno: il giudizio non spetta a noi, noi non siamo in grado di giudicare, perché confondiamo facilmente bene e male; ora siamo chiamati ad accettare la lotta anche fuori di noi, nella Chiesa (perché anche nella Chiesa si lotta?), per cui anche se ci sforziamo di seminare e di seminare ancora tanta Parola di Dio e diffondiamo molteplici esortazioni belle e buone, a volte ci accorgiamo che coloro a cui ci rivolgiamo sono attratti da altri esempi. A scuola, come insegnante di religione, rimango sempre colpito di come facilmente i giovani, tra i propri compagni, siano attratti da modelli negativi e molto difficilmente da quelli buoni. Ecco la parabola di Gesù mi sembra una grandissima provocazione per noi: pretendiamo che esternamente a noi il male sia già eliminato e noi stessi aspiriamo di esserne gli emissari, vero? Quante volte vorremmo andare a tagliare la zizzania a modo umano, e fare giustizia da noi con persone in carne ed ossa, diventate per noi zizzania? E tante volte lottiamo con Te, o Padre, perché non abbiamo il tuo respiro lungo e facilmente “sbottiamo”, volendo fare giustizia a modo nostro! Nella verità evangelica della difficile convivenza tra bene e male, che viviamo dentro e fuori di noi, Dio ci chiama solo a far crescere quanto più è possibile il bene, ai bambini diciamo l’angioletto in noi, con qualche mistico il santo che sta dentro di me: dramma vero per il padrone sarà al tempo della mietitura non la presenza della zizzania, di cui abbiamo detto non sembra neanche meravigliarsi, quanto invece l’eventuale scomparsa del grano buono diventato zizzania; fuori metafora la parabola è un fortissimo invito alla perseveranza nel bene e al suo sviluppo esponenziale, anche perché solo così si persevera nel bene, moltiplicandolo; e nello stesso tempo il brano evangelico odierno è un’esortazione alla preghiera di lode: grazie, Signore per il tantissimo grano buono che proprio ora sta crescendo (ce ne accorgiamo?), ti preghiamo per la zizzania che sta dentro di noi: aiutaci ad avere pazienza anche con noi stessi, a volere bene a noi stessi e a non disprezzarci per la presenza ancora una volta del peccato; aiutaci ad accettare la verità costante della lotta e a ritenere che quelli che purtroppo sono schiavi del male, in realtà sono nostri fratelli e siamo chiamati non a condannarli, ma ad aiutarli perché in loro vinca il bene. Sostienici, Signore, in questa grande speranza e in questa opera straordinaria di fiducia, avendo la certezza della fede che il male non avrà l’ultima parola e che già ora non sta agendo da solo e non sta prevalendo: tanto buon grano sta crescendo e già biondeggia, in attesa della mietitura finale.

Don Luigi, servo in crescita del buon grano

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19 luglio 2020, gregorio-de-stefano