UNO SGUARDO CHE RISCHIARA

UNO SGUARDO CHE RISCHIARA

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Carissimi fedeli,

sappiamo bene che le brave donne di casa, come tante di voi, per pulirla a fondo non sprecano tempo e soprattutto energie di forze; si accorgono, quasi con meraviglia, che per togliere il grasso e la sporcizia incollata e incrostata sulle superfici, non basta neanche il miglior sgrassatore, se non si usa tanto “olio di gomito”.

Fuori della metafora, usata per le Letture di questa XXVIII Domenica del Tempo Ordinario, ho l’idea che Gesù, nella sua predicazione e con i suoi gesti, veramente assomigli a quelle brave massaie descritte, perché tenta di strappare dal cuore di quel cercatore inquieto e profondo di verità, descritto dal Vangelo odierno, l’attaccamento eccessivo alle ricchezze di questo mondo e quindi continua ad operare in questo senso anche con tutti quanti noi; ma, nonostante la buona volontà ed “il detersivo” della Grazia di Dio, per quel “famoso tale” l’operazione non riesce, perché lo sporco è presente non solo in superficie, ma soprattutto dentro il cuore.

Quanto è difficile per un ricco entrare nel Regno di Dio, dice Gesù, ed io vorrei aggiungere: quanto costa a noi avere un cuore libero da attaccamenti eccessivi a beni di questo mondo! Quante operazioni di pulizia spirituale, di vigilanza continua, di verifica immediata e di controllo costante dobbiamo compiere su noi stessi e sul nostro cuore, per poterne essere un poco esenti! Soprattutto quanta necessità c’è di far ricorso allo “sgrassante” efficace della Grazia di Dio, per equilibrare la nostra vita secondo i criteri del Regno di Dio, che non sono affatto i nostri, mondani e umani!

In questo campo io direi che l’officina di lavaggio è sempre aperta, H24, e non chiude mai, perché costantemente rischiamo di lasciare ad altri o ad altri beni, fuorché a Dio, il primo posto del nostro cuore. Con queste pagine della Sacra Scrittura il Signore ci sta educando a guardare con i suoi occhi d’amore i beni che sono nel mondo, quelli che Lui ha creato e che ha messo a nostra disposizione, perché noi ne usiamo e perché possiamo essere gioiosi. La Parola, che discerne i sentimenti più profondi del cuore, ci dona uno sguardo molto positivo di Gesù e di Dio Padre sulle sostanze di questo mondo: la ricchezza, la bellezza, la salute, gli affetti, i fratelli e le sorelle, le amicizie, lo sport, il tempo libero, le capacità personali, il commercio, le sostanze e i beni economici ed altro ancora non rappresentano per noi, suoi discepoli, lo sterco del demonio, da rifiutare categoricamente e da disprezzare decisamente, per tutti e allo stesso modo.

Il Signore, con la sua Parola, pensiamo soprattutto oggi alla Lettera agli Ebrei, ci aiuta a saper vivere il dono spirituale del discernimento, in modo tale da utilizzare questi beni e indirizzarli tutti ad un solo fine che non è il mio “io”, il mio piacere, la mia vanità ed il mio egoistico godimento, ma semplicemente la costruzione del Regno di Dio sulla terra e la sua Gloria: ecco il piano finale, ecco ciò che sta al primo posto e che costituisce lo scopo ultimo del mio modo di sapermi relazionare a tutti questi positivi beni, che Dio mette a mia completa disposizione. Per quel “famoso tale” del Vangelo di oggi, Gesù “ha visto con amore”, come solo Lui sa fare, “quel posto” e quel modo ultimo di utilizzare le ricchezze, con l’atto coraggioso di lasciare che, possiamo ritenere, ben si addiceva al suo grande cercare e desiderare interiore, nonché alla sua valida formazione ricevuta in gioventù. Ma anche questo suo lasciare non sarebbe stato sterile e arido, per il suo cuore e la sua vita, come si evince dalla catechesi postuma di Gesù a Pietro e agli altri discepoli, perché egli, anche se nell’oscurità dell’atto, avrebbe poi ricevuto “cento” di quello che lasciava in ricchezza o in relazioni affettive.

Veramente sembra che per Gesù la matematica nel campo del lasciare per ricevere “sia solo un’opinione”! Fidarsi per credere, fratelli e sorelle! Tuffarsi, per sperimentare quanto è azzurro e limpido il mare nuovo nel quale Gesù poi ci fa nuotare! Certamente non vuole che stiamo lì l’intera esistenza sullo “scoglio” a pensare: mi butto o torno indietro? E qui, un’altra perla bellissima della predicazione di Gesù e del nostro modo di seguirLo: così come è personale la ricerca della volontà di Dio sulla mia vita, perché Gesù guarda con amore proprio me e perché Lui solo conosce proprio me, allo stesso modo è personale e ricca di fantasia creativa la mia risposta alla chiamata di Gesù a costruire il suo Regno, utilizzando i beni di questo mondo citati, in stati di vita ecclesiali diversi, colorati tutti e diretti tutti solamente ad edificare l’unico Regno e Glorificare l’Unico Dio; tutte scelte-chiamate, vissute nella stima verso tutto quello che Dio ha creato e ha messo a nostra disposizione per amore e con amore.

don Luigi, servo vostro

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13 ottobre 2018, gregorio-de-stefano