UN BAMBINO ED IL MAESTRO DI MATEMATICA

Carissimi fedeli,

sento molto che questa Domenica, nella quale il Vangelo del discorso sul Pane dell’Eucarestia è quello secondo Giovanni, siamo fortemente interrogati su come poter operare per costruire comunità; San Giovanni sarà nostro compagno per altre quattro domeniche successive. Anche Gesù ha intorno ha intorno a sé una comunità, composta di circa 5000 uomini, senza contare donne e bambini, che, da un po’ di tempo, lo sta seguendo nella predicazione per i segni che compie sugli infermi: essi ormai hanno fame ed il Maestro non vuole rimandarli indietro digiuni; è molto bello che Gesù si preoccupa anche della loro fame e della loro condizione fisica; Egli sa bene che non si può ascoltare a lungo una persona se lo stomaco è vuoto e quindi ha desiderio profondo di provvedere.

Già, questo carissimi fratelli e sorelle, è un grande insegnamento di nostro Signore Gesù, perchè ci dice che non bisogna disprezzare niente di ciò che è veramente umano, ed è proprio a partire dall’umano che noi possiamo poi dare insegnamenti sulla vita dello spirito; lasciamoci istruire da Gesù, che è attento all’uomo nella sua interezza, che non vive “stralunato” o in un “altro mondo”, disattendendo la reale situazione della comunità che gli stà di fronte; Egli mostra di conoscere i reali bisogni e le concrete esigenze ed attese e non se ne stà con le mani tra le mani, aspettando “Godot”, l’intervento cioè di un “Deus ex machina”, capace di risolvere i problemi magicamente.

Egli non interviene neanche “dall’alto” della sua Potenza, sorprendendo il popolo con segni e gesti “dagli effetti speciali”, che colpiscono i sensi e attirano l’attenzione, facendo pensare ad eclatanti “miracoli”, di troisiana memoria. Egli chiede semplicemente all’uomo di partecipare con e nella sua offerta di umanità piena, e, secondo la pagina evangelica odierna, si serve di questo poco di pane e di questi due pesci del bambino per la comunità; oggi ancora Egli chiede a me e a te di avere il coraggio e la fede di donarGli quel poco o niente che siamo, che abbiamo e che sappiamo dire e fare: “ecco il nostro niente, prendilo, o Signore”, cantiamo qualche volta all’offertorio della Santa Messa; comunque, tutto quello che possiamo dare a Gesù, anche con la generosità più larga, è niente e tale ci appare, ed è sempre sproporzionato, rispetto alle vere esigenze del popolo di Dio; Egli, però, ancora ci chiede: dammelo, per favore!

A volte ci può dire: dammi anche i tuoi peccati, che contraddicono la costruzione del Regno! Dio, soprattutto in Gesù, sembra essere il Maestro di matematica che conosce bene solo due operazioni, con le quali provvede ai suoi figli: la moltiplicazione e la divisione; nelle sue mani il nostro poco o niente si moltiplica e subito viene diviso tra tutti e così la comunità si edifica e cresce. Non bastano per il bene della comunità anche le migliori indagini Istat, che “fotografano” benissimo le situazioni e gli interventi da compiere, ma poi tutto si ferma lì; la sociologia aiuta, ma non provvede!

Il nostro poco “essere, fare, saper fare o avere”, messo con fede nelle mani di Gesù, sì che provvede! La risposta di oggi allora è : anche quando non ci venisse esplicitamente chiesto, diamo con fiducia quel poco, il nostro poco; la comunità si costruisce con il poco di tutti e non con il molto di pochi, mi ricordava tempo fà un sacerdote, con cui sono cresciuto, nei primi anni di sacerdozio. Per noi catechiste/i è molto bello che ci poniamo davanti ai fanciulli che ci possono essere affidati con il desiderio di ricevere qualcosa da loro, prima di istruirli con i nostri piccoli insegnamenti, ed oggi ci sembra veramente che questo fanciullo, insieme a Gesù, può assurgere al grado di nostro maestro di vita, perche ci spinge ad avere fede e coraggio, che il nostro niente o poco vale molto agli occhi di Dio e messo nelle sue mani Lui lo moltiplica per tutti: anzi avanza, deborda e fuoriesce. Come fa o come ho fatto io con tutti i miei limiti?

don Luigi, servo vostro

28 luglio 2018, gregorio-de-stefano