AL MERCATO QUANTO COSTA L’ANNUNCIO?

AL MERCATO QUANTO COSTA L’ANNUNCIO?

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Carissimi fedeli,

siamo soliti andare a fare la spesa e sappiamo bene che ogni oggetto che compriamo ha un prezzo; sappiamo ancora più bene, anche se a volte non vorremmo, che i prodotti di qualità hanno un prezzo maggiore e che tante volte per voler risparmiare portiamo a casa qualche compera, che poi si rivela un bluff!

Queste quotidiane ma importanti esperienze, che non facciamo male ad immaginarle come vissuto semplice perfino di Maria di Nazareth, sono spunto simpatico di tanti bei detti popolari. Ma oggi, con la Parola della Quarta Domenica del Tempo Ordinario, ci chiediamo: e quanto costa l’annuncio del Vangelo? Ha un prezzo far conoscere e amare il Vangelo? Quale “dazio” ha dovuto pagare Gesù per compierlo? Se Gli era possibile ottenere degli sconti, perchè non ne ha beneficiato? Ci troviamo all’inizio della predicazione pubblica di Gesù e siamo nel suo paese, a Nazareth, dove Lui era stato cresciuto: certamente era conosciuto nel piccolo villaggio e forse anche apprezzato, come bravo aiutante dell’artigiano Giuseppe, sposo di Maria; mi sembra che Egli, presentando al “mercato” la sua offerta di prodotto, il Vangelo, cioè la sua Persona Divina, Dono altissimo di Grazia e di Salvezza per l’umanità, non è riconosciuto come tale: i “compratori” non riescono ad apprezzare quello che offre, non ne riconoscono il valore e nella loro stima di mercato ne riducono la qualità, perchè non sono capaci, per “debiti di fede”, di riconoscerne la Provenienza, il Marchio D.O.C. e “la Ditta” che Lo presenta; quindi cominciano a deprezzarLo e Lo riducono di livello, parlando in termini militari, per cui Lo riconoscono soltanto come figlio di Giuseppe, cioè come uomo, come artigiano, come loro concittadino e basta.

Non riescono ad andare oltre, non colgono la Divinità e la Messianicità della sua Persona e del Suo ministero, precludendosi la possibilità che Gesù compia segni di tale Dono di Grazia. Nella sinagoga quel giorno Gesù non ha affatto respirato aria di vera fede, ma solo germi di chiusura ostinata nei confronti di un piano Divino, che si stava rivelando nei segni della semplicità stupenda e della ricca povertà di quell’ambiente, di quelle famiglie e di quella cultura; la religiosità dei partecipanti a quella preghiera non è stata abitata dalla fede e Gesù lo smaschera e con coraggio lo denuncia; tale ostinazione inoltre conduce queste persone a cercare in Dio e da Dio chissà quali segni sorpredenti, stupefacenti e sensazionali, nei quali soltanto poter intravedere la presenza della visita e dell’incontro del Messia atteso. Se pertanto i Nazareni non apprezzano tale Divino Dono, perchè incapaci di riconoscerne la portata ed il valore, è anche vero che a Gesù questo primo annuncio e la sua prima “predica” costa tanto, perchè comincia a sperimentare “il dramma” dell’ostilità dei cuori: ma Egli non rilancia sul tavolo altre più basse offerte, per essere “acquistato”, nè riduce la comunicazione della qualità del Prodotto, per attirarsi le simpatie degli acquirenti; Egli non è disposto affatto a confondere le idee o a compiere compromessi e strane miscele!

“Il prodotto” è di grandissima ed unica qualità e chi vuole comprarLo deve essere disposto a sborsare i soldi di una fede vera, solida, fondata sulle Scritture, arrendevole, docile e umile. Chi sarebbe stato disposto a pagare questo prezzo, avrebbe apprezzato sia la vera umanità che la pura Divinità che stava offrendo in quel momento Gesù ed avrebbero potuto “vedere” con fede compiersi segni di Rivelazione Divina, in linea con le Scritture, riferite al passo di Isaia appena proclamato. La chiusura dei cuori che incontra Gesù sin dai primi passi del suo annuncio, soprattutto a noi catechiste che ne siamo l’eco nelle “stanze” dell’Edificio-Chiesa, ci viene donata come grande fonte di incoraggiamento!

Egli, nonostante tutto, ha perseverato, come ci rammenta la nota finale del Vangelo di oggi e spinto dallo Spirito è andato incontro con audacia al compimento del Disegno d’amore di Dio Padre su di Lui, aprendosi alla Volontà di annuncio ad altri popoli ed altri cuori. Perchè noi invece ci fermiamo dinanzi ai rifiuti? Gesù dimostra di conoscere da dove Lui, “Prodotto d’amore del Padre”, proviene, quali sono le sue radici spirituali! Ci domandiamo: allo stesso modo conosciamo nella vera fede anche noi che il nostro annuncio e prima ancora la nostra persona, ognuno di noi come catechista, non proviene da se stesso/a e neanche solo dal parroco o dalla parrocchia che l’ha scelto/a, ma come ci ricorda il profeta Geremia nella prima lettura, proviene da Dio Padre, è un capolavoro d’opera di Dio. Egli misteriosamente mi chiama nell’ Amore, perchè nella verità e nella stessa umiltà di Gesù, continui il suo annuncio: le mie gambe siano le Tue, la mia bocca sia la Tua, il mio cuore sia almeno un poco il Tuo. Amen. Alleluia!

don Luigi, servitore vostro

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2 febbraio 2019, gregorio-de-stefano