IL MAESTRO INSEGNA SOLO VERBI AL FUTURO

IL MAESTRO INSEGNA SOLO VERBI AL FUTURO

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Carissimi fedeli,

certamente siamo portatori nel cuore, spero, di dolci ricordi degli insegnamenti ricevuti nel periodo della frequenza delle scuole elementari, da parte, per i più fra noi, “del maestro” o “della maestra”; essi ci hanno insegnato con tanta pazienza e qualche meritato rimprovero la coniugazione dei tempi dei verbi della grammatica italiana, che poi, approfondendola anche alle scuole medie, non abbiamo più dimenticato. Questa quasi incantevole esperienza oggi mi richiama la Parola della quinta Domenica del tempo ordinario, perché, come abbiamo ascoltato nel Vangelo, si fatica un poco a credere in Gesù capace di rendersi conto del “pesante presente” di quei pescatori sul lago di Galilea: “non avevano preso nulla tutta la notte” e certamente erano stanchi, delusi e frustrati; avevano un solo desiderio: dormire, e non volevano nessuno tra i piedi…Ebbene cosa fai, o Gesù? Dapprima chiedi loro la barca, cominci a predicare, infiammi le folle e poi vuoi pescare, Tu falegname di Nazareth, ma non pesci piccolini di quel lago, ma gli stessi pescatori di Galilea, “coinvolgendoli” nella Tua rete e trascinandoli dietro di Te nella rete del Regno di Dio, che Tu, Pescatore del Padre, stavi cominciando a stendere; ed ecco la sorpresa e cioè il futuro del verbo pescare che con faccia “tosta” coniughi: “vi farò pescatori di uomini, voi sarete pescatori di uomini”; oggi siete questo nel presente, Io lo so, sembra dire loro Gesù, ma con Me, Maestro di verbi coniugati al futuro, voi sarete altro, voi sarete gli stessi ma altri, Io vi apro prospettive e vi ingrandisco sogni e cuori, Io vi potenzio possibilità e vi allargo confini, Io vi moltiplico al centuplo risorse e vi intensifico progetti di vita, Io vi amplifico le capacità del vostro stesso mestiere; non vi renderò estranei a quanto finora avete appreso con tanta abnegazione e sacrificio, né  a quanto finora ha costituito il mondo degli affanni e delle speranze della vostra quotidianità; Io parto da quanto avete, prendo quello che siete, Io vi prendo nella mia Barca così come siete e da questo piccolo o poco che siete, da questa barchetta che avete e da questo povero mestiere di cui siete capaci Io vi renderò pescatori nuovi, in modo impensato e in-immaginato prima: “pescatori di uomini” e cosa vuol dire? Avrai dato, o Gesù Maestro, certamente a questa povera gente qualche altra spiegazione, ma sappiamo che non  è stata quella a convincerli a venire; cosa, invece, li ha veramente coinvolti e attratti? Cosa li ha spinti irresistibilmente a lasciare tutto e a venire? Quale fascino irrefrenabile li ha motivati a tal punto da abbandonare le loro poche certezze e sicurezze, per seguire l’indefinito di un Maestro così particolare? Ecco allora, “sarà quel che sarà” e perciò sarà stata la capacità unica e trascinante di coniugare verbi al futuro; questo sì, li ha decisamente convinti: in quel momento, Occasione di Grazia, hanno visto nella coniugazione al futuro quel mondo tanto atteso finalmente cominciare a concretizzarsi, proprio a partire da quella fiducia che essi, gettando il cuore oltre l’ostacolo, Ti hanno sorprendentemente accordato, o Gesù. In quell’attimo, gravido di Luce indimenticabile di Grazia, sarà apparso alla loro immaginazione la volontà di scommettere veramente tutto per un Maestro, che ha meritato sul campo, cioè sulla spiaggia e per motivi di cuore, non solo di ragione, tutto il loro pulito e schietto abbandono filiale; nulla di più sapendo! Con Te, Maestro di verbi al futuro, avranno anche loro appreso la lezione e nella vita seguente hanno coniugato verbi al futuro, e non si sono lasciati bloccare dalla prontezza e dalla facilità, che hanno a volte già i giovani, di coniugare verbi al passato, che irretiscono e “congelano” tante volte, speranze e sogni, senza mai più “sbrinarli”! Per Pietro soprattutto quando si è trovato sull’anima “il tradimento” nel suo passato! “Abbiamo faticato tutta la notte, ma sulla tua Parola getterò”; tra l’una e l’altra parte di questa meravigliosa e ormai incisa frase c’è per intero e chiaramente tutta la distanza tra i due mondi, della giovinezza e della vecchiaia, dell’entusiasmo e del sano realismo, che con Gesù possono cominciare a coesistere: è vero, sinceramente diciamo al Maestro, io oggi sono questo, sono quello che sono, sono come sono, e poi ho già fatto questo e quello, e sono già deluso per quest’altro e le ho già tentate veramente tutte: per favore non permetterTi di chiedermi ancora di gettare e non dirmi più nulla, Gesù, Ti prego! No, carissimi/e, il Maestro ha “faccia tosta” e coniuga ancora,  mettendosi al fianco nostro, dolcemente e soavemente, verbi la futuro, sussurrando alle orecchie del nostro cuore: tu puoi ancora, getta ancora, vai ancora, Io ti renderò, tu sarai; ma non pensare mai nella linea della gloria umana, solo in quella dell’umiltà e della nullità del tuo servizio per le anime, da pescare nella rete della Santa Mia Chiesa. Ed infine: per favore non guardare amaramente a te, guarda speranzoso/a  a Me e coniuga non verbi al passato come i vecchi, ma al futuro ed in ogni età della vita. Che bel/la giovane saremo io e te! don Luigi, servitore vostro

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10 febbraio 2019, gregorio-de-stefano