QUANTA E QUALE FAME SEI?

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Carissimi fedeli,

penso che tutti abbiamo ascoltato i racconti dei nostri avi relativi ai tempi difficili degli stenti; di quando cioè nelle famiglie per tutti e quindi anche per i fanciulli, non c’era molta scelta fra le pietanze; ma i genitori saggi non si disperavano tanto: “giocavano” sulla fame, per cui sapendo bene che essa è una “brutta bestia”, ritenevano con certezza che, prima o poi, i loro figli sarebbero ritornati a gustare comunque la bontà di quelle sole pietanze, nonostante i primi rifiuti! Anche noi invece, come un po’ tutti oggi, ci lamentiamo che l’eccessiva abbondanza e varietà di scelta sta creando non poche difficoltà e capricci nella crescita sana e virtuosa delle nuove generazioni.

Trasferendoci sul piano pastorale e spirituale io ho la preoccupazione di padre che questo particolare fenomeno si stia verificando anche sul piano dello spirito: gente che in realtà non ha fame di Dio, ma solo gusti, scriviamo, ”estetici” (ho usato un eufemismo) si “affaccia”alla tavola delle pietanze della Chiesa e si permette di scegliere tra questo e quello, o peggio ancora, tra questi e quelli! Carissimi e carissime, se non ho scelto di essere un’atleta, quanto più non sono pronto ad essere un esperto di alimentazione: un povero cercatore di Dio però lo sono e per questo scrivo queste righe, per me principalmente e poi anche per voi, che avete la bontà ed il coraggio di leggermi prima di ogni domenica dell’anno liturgico. Tra le meravigliose e gioiose notizie che ci dona la Parola di questa diciottesima domenica del tempo ordinario provo a farne emergere innanzitutto una: il Dio Mamma e Papà che Gesù ci ha fatto conoscere sazia i suoi figli abbondantemente e squisitamente: “Tu apri la mano e sazi ogni vivente”, proclameremo domani nel versetto del salmo responsoriale; nel Vangelo Gesù, uomo e pastore bello, dal cuore pieno di compassione per le sue pecorelle sbandate, sazia la loro fame con il segno della condivisione del pane moltiplicato per Grazia.

A questo punto, quasi come una lama di coltello acuminato, la domanda: la tavola è ricca di doni squisiti e variegati, come nelle più belle feste, ma noi abbiamo fame? Abbiamo desiderio di Dio, cioè di verità, di amore puro e di assoluto? Non è vero forse che questo mondo di distrazioni ci sta togliendo la fame, che, sola, come abbiamo visto, ci conduce ad accogliere il cibo della Mamma e del Papà del cielo così come è (che poi è il più buono)? E scomparendo la profonda fame, quella che ci fa alzare anche di notte per cercare il cibo, non è che ci lascia nell’anima soltanto dei capricci di gusto, per cui quelle poche volte che ci avviciniamo alla mensa della Santa Madre Chiesa cominciamo a fare storie? “Questo sì e questo no, qua si e qua no e noi pastori in offerta sul mercato: chi offre di più”? Mi perdonerete, almeno spero, ma io non mi stancherò mai di chiedere a Dio soltanto sani e santi desideri, per me e per il popolo: il resto c’è già ed è tutto pronto, venite alle nozze! Dobbiamo solo mangiare e farlo per fame! Avete ascoltato il profeta Isaia? Anche chi non ha denaro venga egualmente, non se ne andrà senza mangiare, statene certi, anche lui potrà sapere quanto è buono Dio e non resterà a bocca asciutta e deluso. Questa Parola inoltre è un pugno nello stomaco al nostro egoismo mondiale: ci dice cioè semplicemente che non abbiamo saputo e tuttora non sappiamo condividere le risorse della terra, per cui alcuni sperimentano la miseria e la fame, mentre ai loro governi costituiti da regimi corrotti si vendono armi, incentivando violenze e contese che, in quei paesi, sembrano eterne; è un Vangelo che in sé ha la forza di trasformare tutte le logiche che ci spingono a governare il mondo e quindi capace veramente di creare un mondo equo e fraterno: basta che noi lo ascoltiamo nel profondo….Ci sembra di sentir vivo l’eco dell’appello accorato di Raoul Follerau ai potenti della terra nel non lontano 1954, quando li invitava a donargli il costo di almeno qualche bombardiere, per risolvere i problemi dei lebbrosi nel mondo intero.

Ma a questo punto ritornerei alle domande precedenti e le approfondirei, spingendo a chiederci: ma quanta e soprattutto quale fame spirituale abbiamo? Ci conduce a Dio realmente solo la fame e la sete? Oppure accanto ad esse, chiaramente indebolite a questo punto, c’è in noi fame e sete di stare al centro di attenzioni e peggio ancora, di apparire agli occhi degli altri e imporre il nostro io superbo e strapotente? La Parola di oggi perciò è un invito forte a purificare la nostra fame di Dio e ingentilirla, non facendola accompagnare da capricci: non ne ha bisogno, se essa è forte sa benissimo farsi spazio da sola e raggiungere le mete desiderate! Donaci, Signore, non tanto un popolo che mangi e che venga per mangiare, ma prima ancora un popolo affamato, il Tuo popolo di affamati e di assetati di verità e di amore; dona la luce a noi pastori, insieme al Tuo gregge, di respingere le distrazioni del mondo, che ci fa andare a bere e mangiare altrove e trasferire su noi stessi o su beni e persone di questo mondo le nostre fami e le nostre seti: donaci la saggezza di riconoscerci per quello che siamo, semplicemente raminghi e affamati di Dio; anzi scriverei: noi siamo la nostra fame! Siamo anche la nostra fame di Dio?

Don Luigi, servo che stimola l’appetito

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2 agosto 2020, gregorio-de-stefano