SENZA MASCHERE!

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Carissimi fedeli,

in questi giorni siamo tutti e tutte un pochino tormentati dall’idea e dall’impegno di indossare la mascherina: spesso all’uscita di casa mi capita di dimenticarla e torno indietro! Essa certamente svolge una funzione importantissima per evitare l’aumento dei contagi: mi raccomando, cerchiamo di essere fedeli alle disposizioni sanitarie, attraverso cui realizziamo anche il comando cristiano dell’amore del prossimo. Inoltre in questi giorni stiamo assistendo al simpatico fenomeno dell’inserimento delle mascherine nel mondo particolare della moda: in genere di un solo pallido colore, invece ne vediamo alcune griffate o in armonia di colori e di disegni con il vestito indossato oppure adattate alle persona stessa, con i colori della bandiera italiana per un sindaco o con segni religiosi per un sacerdote. Pur con le comprensibili difficoltà, soprattutto quando dobbiamo abbinargli gli occhiali, tutti cerchiamo di indossarla.

Carissimi e carissime, oggi, ventottesima domenica del tempo ordinario, avvio così la riflessione della nostra paginetta perché nella mia mente e nel mio cuore tra le tante, è prevalsa questa immagine: a tutti ma non al Vangelo possiamo far indossare la maschera e farGli coprire come un silenziatore le nostre umane e povere nudità: niente, il Vangelo è nudo e crudo! Prendere o lasciare! O tutto o niente, leggevo stamane! Senza maschere appunto: Egli svela la verità che noi non osiamo mai dire, perché non ne abbiamo il coraggio, non essendone all’altezza e ci inchioda alle nostre responsabilità, senza mezzi termini o compromessi. Ma, cosa vuoi scriverci don Luigi? Quali sono questi colori a tinte forti del Vangelo, senza usare mai nessun tipo di edulcorazione cromatica? Io penso che li avete visti come me i murales dai colori sgargianti o tetri del Vangelo odierno: da una parte la festa di nozze e quindi l’esplosione di gioia, i canti, le musiche, le danze, il mangiare e il bere buono e prelibato, il sedersi fraterno, la cortesia con tutti, gli abiti nuovi e appariscenti, le luci, i servi vestiti per l’occasione, l’ebbrezza di dimenticare il solito tran tran; poi colori unici: non si paga nulla e tutti possono partecipare alla festa di nozze del Figlio del Re, anche i miei nemici o i cattivi, anzi prima i cattivi come me; tutto poi è abbondante e sovrabbondante anche, tanto che si può andare a chiamare altri fuori; ce n’è per tutti, proprio tutti, nessuno escluso insomma, per la gioia del nostro papa! Invece dall’altra parte di questa composizione artistica del murales tutto e solo colore nero, intenso e tetro: ne basta uno, che per me è l’anti-vangelo per eccellenza: “non se ne curarono affatto…” Il nero dell’ indifferenza, del cuore ostinato e chiuso, dell’ “orticello concluso” dei propri affari, il nero da pugno nello stomaco!

Sentite, come me, la tristezza? Vedete come me i cancelli sbarrati, le doppie o addirittura triple mandate alle porte e poi, come il famosissimo paperone dei paperoni, i soldi, i cuori affogati negli affari, gli occhi che gli brillano e gli girano di dollari come una slot-machine? E tutto senza maschere, il Vangelo la verità ce la sbatte in faccia, scomoda, dura, non vi gira intorno, non usa parole mozzicate o biascicate: quante a noi pastori, in cura di anime, ce ne dice la gente: “sa, padre, ho avuto da fare! Non ho potuto! Sono stato molto impegnato!” La nostra conversione popolare passa in primis per il dovere e la capacità di accettare queste scomode verità e lasciare che il Vangelo ci spiattelli diretti, duramente ma sanamente, colori mai tenui, incerti o indefiniti. Inoltre oggi soprattutto Egli smaschera una tristissima verità: nella crisi che stiamo attraversando, proseguiamo verso il baratro, forse senza accorgercene: non solo oggi può esserci indifferente la chiamata del Vangelo a partecipare alla festa di nozze, ma mi sembra che non riusciamo più a capire con il cuore chi glielo fa fare al Re di sposarsi e di offrirsi per amore! Ma perché, scusa , ci dice questo mondo, non si può amare anche in altre maniere? Non possiamo tentare di sposarci con noi stessi ed il nostro bellissimo (quanto!) “proprio io”, facendone la dea Venere della bellezza? Invece queste bellissime parole del Vangelo spingono anche noi annunciatori e tutta la Chiesa ad una conversione di linguaggi: troppe volte, infatti, abbiamo parlato, prima con il nostro viso e poi con le parole, della chiamata del Regno di Dio solo nei termini di una penitenza o del dovere o del sacrificio personale e molto poco nei termini di un invito fraterno e paterno a banchettare nella gioia del cuore con il Figlio del Re che si sposa: in chiesa si intende, non solo al comune e quindi per sempre, perché fa sul serio e non tradisce, statene certi!

Concludo: e se qualche volta anche quando banchettiamo nella nostra cristiana casa, con il Figlio del Re presente nella fede e nella gioia del nostro cuore, come nella volontà e nella pace del nostro dialogo amoroso, provassimo a baciare la mensa?
Sapete, dal banchetto del cielo sono cadute tante briciole: meno male!

Don Luigi, servo di un annuncio senza maschere

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10 ottobre 2020, gregorio-de-stefano