UN BEL RESPIRO DI ARIA OSSIGENATA

UN BEL RESPIRO DI ARIA OSSIGENATA

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Carissimi fedeli,

siamo a conoscenza certamente del fatto che i nostri polmoni abbiano bisogno di respirare aria buona per aiutare tutte le funzioni del corpo; infatti di mattina facciamo bene ad introdurre “a pieni polmoni” nel nostro corpo aria piena di ossigeno, che sostiene la vitalità anche del nostro sistema sanguigno: se poi malauguratamente manca l’aria, entriamo proprio in crisi e rischiamo di perire addirittura; carissimi e carissime, non riesco a trovare un’immagine migliore per entrare nelle feritoie profonde, ma sottili del messaggio di base delle pagine della S.Scrittura di questa sedicesima Domenica del tempo ordinario.

Sì, perché facilmente potremmo cadere, soprattutto con il Vangelo odierno, nell’errore di giocare a ping-pong con la pallina della discussione che rimbalza continuamente ed arrovellarci il cervello “sulla superiorità spirituale” della vita attiva o quella della contemplazione mistica; credo fermamente invece che in questo episodio evangelico Gesù non abbia voluto affatto disprezzare la vita attiva. Infatti dando attenzione pacata e saggia a questo incontro nella casa-rifugio di Betania, Gesù ha voluto soltanto e delicatamente mettere in evidenza che i polmoni spirituali di Marta, vedendosi in casa improvvisamente quella numerosa e qualificata presenza di persone, sono andati in crisi di ossigeno ed hanno cominciato a chiedere una “bombola” di sostegno: Marta cioè ha cominciato ad agitarsi, in quel momento le si è “annebbiata la vista” e dimenticandosi proprio ciò che contava di più, si è lasciata distogliere dai molti servizi e come una foglia al vento, il suo cuore è diventato preoccupato, è salita la tensione e scendendo ancora su questo versante potremmo immaginare che avrebbe potuto facilmente cadere nell’errore del nervosismo e dell’intrattabilità: noi non conosciamo affatto oggi queste situazioni! Ecco allora il messaggio fondamentale che vogliamo cogliere e portare a casa: al passaggio di Gesù accanto alla nostra vita è opera saggia e prudente fare un bel pieno di aria ossigenata e cioè sedersi ad ascoltare la sua Parola, meditare la Scrittura, contemplare la bellezza e la santità del suo Volto e … poi? Poi il segreto è rimanere in quella pace anche quando saremo immersi nelle faccende quotidiane e comuni, tra pentole e pietanze, con pannolini e stoviglie tra le mani, in mezzo ad anziani da accudire nelle operazioni più delicate e riprovevoli. Facile? Niente affatto, per noi che siamo immersi nel mare delle responsabilità di questo mondo e rischiamo seriamente di rimanere senza aria ossigenata: è chiaro che a questo punto tutto il negativo può succedere! Fondamentale allora per noi è non farsi trascinare da questo mondo ed essere furbi o sapientemente intelligenti in modo tale da organizzare il nostro tempo e le nostre attività per non togliere tempo alla preghiera e alla sosta ossigenante del silenzio adorante; magari ci sveglieremo prima, ruberemo tempo al sonno, ci lasceremo aiutare dai mezzi tecnologici, cercheremo di sistemare all’ora giusta i servizi, ma mai lasceremo che il nostro cuore e i nostri polmoni dello spirito soffochino in mezzo ai servizi del mondo e della Chiesa per mancanza di amore fresco a Gesù, come il pane quotidiano a tavola.

Carissimi e carissime, quanto è bella la nostra vocazione a seguire Gesù nella vita attiva, quanto è impegnativa ed esaltante, perché nello stesso tempo siamo chiamati a contemperare tegami ed annunci ecclesiali, pulizie defatiganti e altezze mistiche di lode a Dio e tutto senza che qualcuno, fosse anche papa Francesco, ci possa fornire un prontuario di orari rigidi da osservare: tutto spetta noi e alla nostra capacità di discernere tempo, servizi, bisogni spirituali, dialogo familiare e sano riposo e divertimento; quando questa divina avventura ci prende il cuore veramente, non avremo né tempo, né voglia alcuna di annoiarci, di sbadigliare o di sparlare. Saremo pieni e pieni di Spirito e Lo incontreremo in tutti i servizi e in tutte le opere, anche quelle più umilianti e la nostra giornata assomiglierà tanto al bottiglione di quel professore che entrando in classe chiese ai suoi alunni come avrebbe dovuto fare per riempirne tutti gli spazi con pietre di varia misura: semplicemente mettendo prima le pietre più grandi e poi a scalare quelle più piccole ci sarebbe stato spazio anche per la sabbia, che avrebbe occupato tutti gli interstizi.

don Luigi

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20 luglio 2019, gregorio-de-stefano