UN IMBUTO E DUE CONTENITORI

UN IMBUTO E DUE CONTENITORI

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Carissimi fedeli,

sin dal primo momento che ho ascoltato le letture di questa quarta Domenica di Avvento ho avuto davanti agli occhi del cuore l’immagine di un imbuto, ma soprattutto di due recipienti, uno molto grande, l’altro molto piccolo; sappiamo bene, da quel poco di esperienza pratica che tutti possediamo, che il contenuto di un grande recipiente si può riversare in quello piccolo solo grazie all’imbuto, che ci permette di non far travasare fuori il liquido.

Chiedo scusa alla Parola, ma a me sembra tanto che il Dono che il Signore fa all’umanità, come ci fa conoscere il profeta Michea, è troppo grande: la creatura umana, ancora schiava del peccato, è così piccola e limitata, come farebbe senza un capace imbuto a raccogliere in sé tutta l’abbondanza di Grazia che il Signore, nel suo grande Amore, sta per riversare e travasare nel cuore dell’uomo? “E tu, Betlemme di Efrata, così piccola per essere tra i villaggi di Giuda, da te uscirà per me colui che deve essere il dominatore in Israele!”.

Ci troviamo spiazzati davanti alla Logica di Dio e alla presenza delle sue scelte che non sono come le nostre: Egli sceglie proprio ciò che è piccolo per compiere le sue Grandi Opere! Trovate, come me, un chiaro riferimento a Maria S.S.? La piccolezza, così vissuta, non rappresenta allora più un limite ed un’ ostacolo, perchè il grande contenuto del Dio Altissimo sia riversato in piccoli contenitori, che siamo noi; ci è chiesto solo di saperci saggiamente attrezzare di imbuti, capaci di renderci il servizio del travaso e tutto sarà possibile per chi crede; il Vangelo ci rassicura che niente è impossibile a Dio: ecco allora l’imbuto necessario, la fede! La fede di Maria che ha creduto! O Maria, donna esperta di arti casalinghe, donaci il “tuo imbuto”, donaci la tua fede, perchè anche noi possiamo diventare come te, piccole dimore di Dio, dove l’impossibile della Santità di Dio diventa possibile nel piccolo contenitore e L’Eterno può trovar calda casa e parlare ed amare in noi e attraverso di noi. Permettici di essere forniti, con prudenza evangelica, anche di un tipo di imbuto che sul mercato del mondo non si vende più e che solo Dio ci può regalare: “l’imbuto della fede obbediente”, perchè impariamo da te, anche noi, a dire il nostro “eccomi”, ed ad offrire a Dio il nostro corpo, il nostro cuore e la nostra vita tutta e Lui ci conduca dove e come vuole, ai ritmi dell’Amore che solo Lui conosce.

Oggi particolarmente ci sentiamo, nella gioia, figli di Maria, figli della benedizione che in Maria Dio dona a tutti i credenti: da una donna è venuta la rovina del peccato, da due donne, credenti e amate da Dio, scende in abbondanza la Grazia e la benedizione, di generazione in generazione; due donne insieme, due donne che si confermano nella fede, due donne che sono il segno della Chiesa una, due donne visitate da Dio, piccole creature nelle quali il grande contenitore stava travasando grandezza di Mistero: sentono che solo insieme possono accoglierLo, perchè unite potranno non disperderLo, reggerLo, conoscerLo e amarLo; Maria ed Elisabetta sono due immensi cuori che si aprono come un ventaglio o una vela di barca al Soffio dello Spirito e permettono alla navigazione della storia della salvezza finalmente di cambiare rotta, e dal peccato dirigersi verso il porto sospirato della salvezza. In Maria ed in Elisabetta risplende la grandezza, l’elevatezza e l’estensione, incommensurabili, della vocazione della donna, di ogni donna, che con il soffio di Dio si apre a tutta quanta l’umanità, permettendo di far scorrere sui feriti gravi del peccato un fiume infinito di Benedizioni. Laddove questa Acqua giunge tutto riprende vita, gli alberi riacquistano il loro rigoglìo, la vegetazione rinverdisce, i prati si coprono di fiori e le piante germogliano e fruttificano!

Grazie, o Signore, perchè oggi scopriamo che tutti noi credenti siamo nati dal grembo Santo e Benedetto del Sì di Maria; da Lei rinasce una nuova umanità, dotata “dell’imbuto dell’obbedienza della fede”, con il quale continuare ad accogliere nei solchi dei giorni e del tempo l’Acqua pura e cristallina della Grazia e della Benedizione Celeste. Come in Maria, anche sulle nostre labbra risuonerà il canto della lode e del ringraziamento ed i grembi delle nostre esistenze non saranno più sterili, ma porteranno quei frutti che Dio vuole che anche in noi maturino, per la salvezza dell’uomo e la vita della Chiesa Madre.

don Luigi, servitore vostro

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23 dicembre 2018, gregorio-de-stefano