UNA PARTITA IN DUE TEMPI

UNA PARTITA IN DUE TEMPI

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Carissimi fedeli,

mi perdonate se volendo ricorrere ad immagini per sostenere il mio annuncio, mi rifugio abbastanza spesso in qualcuna tratta dal mondo sportivo; ormai lo avete capito che sono stato calciatore appassionato, anche troppo ed ora invece solo caldo tifoso, non scriviamo di quale squadra… In realtà è Gesù che oggi mi ha ispirato tale luce di pensiero, perchè nella Sua predicazione famosa del discorso della montagna, in Luca della pianura, e nello specifico nella pagina delle beatitudini, annuncia proprio i due tempi nei quali si gioca “la partita” della nostra testimonianza cristiana su questa terra: “beati voi che ora avete fame, perchè sarete saziati”; a me sembra tanto che questo “ora” sia una fortissima base da cui Egli fa partire “la navetta spaziale” del Suo annuncio di un mondo nuovo, di una realtà impensata e forse inimmaginata; è Lui che ci dice chiaramente che non possiamo “tirare i conti” già durante o subito dopo lo svolgimento di questo primo tempo e pensare quindi che tutti quelli che su questa terra hanno avuto fame, attraversando questo tempo tra indicibili sofferenze, non avranno mai riscatto o non avranno mai Qualcuno che finalmente li faccia sedere al tavolo e dica loro: “saziatevi e finalmente gonfiate di tante succulenti pietanze non solo il vostro stomaco, ma soprattutto il vostro animo e i vostri occhi!” Lo so cosa state già pensando mentre leggete e perciò  ci interroghiamo su quella paura che ancora oggi mi sembra tappi la bocca della Chiesa, tentata di vedere in questa pagina evangelica non la “rivoluzione” escatologica dell’annuncio di Gesù, ma semplicemente una parola consolatoria di natura immanente del nostro Maestro, quasi una Sua promessa illusoria; ecco allora la domanda: non dobbiamo fare niente intanto che aspettiamo questi tempi nuovi e questi cieli nuovi? “Consoliamoci soltanto in questa attesa ed intanto lasciamo che le ingiustizie continuino a compiersi su questa terra!” In risposta mi e vi chiedo: può essere mai questa la risposta del cristiano? Ma Gesù quando ha detto con inaudita sorpresa all’ adultera che i suoi peccati erano perdonati, ha forse affermato che era giusto, per la dignità di figli donataci, continuare a sfruttare donne come lei? O ad approfittare della povera gente che in ogni senso, in ogni latitudine ed in ogni dove, ancora noi incontriamo? E mi chiedo sempre in risposta: possiamo noi presumere che con quel che riusciamo a compiere di giustizia su questa terra,  possiamo saziare tutta la fame di verità e di vita che c’è nel cuore dell’uomo? La fame che Dio ha messo nel nostro cuore supera di gran lunga quello che l’uomo, senza nessuna colpa, può darci e quello che la carne può garantirci; questo senza un ben che minimo disprezzo di questa realtà terrena, che amiamo e che cerchiamo di servire con generosità di animo. Mi perdonate ancora, ma a me le espressioni di Gesù della seconda parte del suo annuncio sembrano veramente tanti bellissimi fuochi di artificio, come quelli che illuminano, durante le feste, le notti con splendidi colori, rallegrando il cuore e la vista: “ voi sarete saziati, perchè riderete, voi rallegratevi ed esultate”; voglio scrivere provocatoriamente: mi sembra tanto che per colpa di un annuncio monco e poco audace non stiamo facendo più risplendere nel cielo della Chiesa questi fuochi d’artificio, e quindi per me sta un po’ mancando nella Chiesa questo annuncio “lungo”, questa capacità di testimoniare che c’è anche il secondo tempo e di dire chiaramente che per questo noi cristiani con perseveranza lottiamo, ma senza armi ed arroganza o perciò stringiamo i denti oppure perciò continuiamo ad amare anche chi oggi ci fa soffrire e chi confida da stolto solo nella sua carne e nel suo essere uomo: così chiuso nella prospettiva del suo piccolo mondo, questo amato uomo diventa, senza accorgersene, superbo! Lasciate che scriva con tutto il mio cuore, ai giovani soprattutto, che nella prima lettura è scritto tra le righe ed in filigrana chi noi vogliamo essere, quale identità vogliamo costruire e cosa vogliamo fare di noi stessi e della nostra vita! Non illuderti, o giovane, dietro chi ti deluderà nel dirti: liberati dall’oppressione del cristianesimo e di ogni fede! Ti proporrà scioccamente comunque di alimentare  la fede, ma in te, nelle tue forze e nelle tue capacità! Allora ti prego, comprendimi: ma veramente tu sei pronto a scommettere tutto sul tuo io? Oppure a costruire tutta la tua casa solo sulle fondamenta del tuo essere una creatura? Carissimi e carissime, la superbia che si genera in questi casi è solo uno scudo e nello stesso tempo un segno di una debolezza non accettata e non amata! Beato chi confida in te, o Signore ed apre le finestre e la prospettiva del suo sguardo al mare sconfinato della Tua Potenza d’Amore, che sola dà valore alla casa della nostra esistenza.

don Luigi, servitore vostro

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16 febbraio 2019, gregorio-de-stefano